Il 1°marzo 1921 i marinai della flotta del Baltico, la guarnigione e i lavoratori di Kronstadt si ribellano alla dittatura bolscevica che sta esautorando il potere operaio costruito attraverso i soviet durante la rivoluzione russa. Dopo 18 giorni di lotta, la Comune viene soffocata dall’Armata Rossa guidata da Trotskij. Il periodo in cui si svolge l’insurrezione di Kronstadt è molto delicato per la rivoluzione sovietica: il rafforzamento della dittatura bolscevica va di pari passo con il soffocamento del potere operaio sulla produzione e nella società: di lì a pochi giorni si tiene il X congresso del partito bolscevico, che vara la Nuova Politica Economica, che reintroduce elementi di capitalismo al posto del “comunismo di guerra”. Dittatura bolscevica, repressione del movimento operaio e restaurazione capitalistica sono tre elementi che vanno di pari passo: nonostante la sconfitta, i marinai e gli operai di Kronstadt impongono uno stop a tutto questo e frenano la restaurazione del capitalismo in Russia, che dovrà attendere ancora molti anni. Martedì 1° marzo 2011, alle ore 21,00 presso la sede della Federazione Anarchica Livornese – FAI Via degli Asili 33 – Livorno conferenza-dibattito: “Gli insegnamenti delle rivoluzioni
Kronstadt, Ottobre 2010
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SOMMARIO
Precariato
- FIAT: Da Veltrusconi a Veltracchionne
- Storia di ordinaria resistenza
- Senza scomodare la pedagogia libertaria. Lotte dei precari a scuola
- Vertenza al San Raffaele di Milano. HSR e Laboraf.
- Primo sciopero generale del governo Zapatero
AntiFascismo
- Casa Pound a Siena. Non c’è mai da star tranquilli
- Aberrazioni neofasciste a Volterra
- Contro tutti i fascismi
- Per un poggio libertario
- Corea del Nord, uno stato di terrore
- La Germania alla riscossa?
- Di cosa Hamas ha veramente paura
Comunicati
- Livorno: Documento all’assemblea contro i CIE
- Contro la costruzione di un CIE in Toscana
- Contro lo sviluppo militare dell’aeroporto di Pisa
Cultura
- Poesia come arma anarchica
- Scienza e Anarchia: Esperimenti eugenetici nei Lager Nazisti
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Editoriale
CONTRO IL MILITARISMO, CONTRO LO SFRUTTAMENTO, CONTRO IL RAZZISMO
Parate come quella che celebra ogni anno la Brigata Paracadutisti Folgore assieme alle autorità civili a Livorno per l’anniversario della battaglia di El Alamein, sono kermesse militariste che celebrano la rapina e lo sfruttamento che subiamo quotidianamente.
Contro la barbarie capitalistica occorre opporsi dal basso e autorganizzati, reagire ai tagli, ai licenziamenti, a quella “cultura della miseria” che, secondo il padrone della FIAT Marchionne spalleggiato dal potere politico, i lavoratori dovrebbero accettare per lavorare in nome della “competitività” e dei “necessari sacrifici in tempo di crisi”, mentre i padroni sempre più si arricchiscono e lo stato spende cifre colossali per gli armamenti e la guerra.
Lo stato e i suoi apparati allestiscono feste nostalgiche in cui si sfoggiano quelle stesse armi e strumenti di morte utilizzati nelle missioni all’estero, e che adesso sono impiegati nella guerra di aggressione in Afghanistan. I militari italiani sono presenti in numerosi conflitti in diversi paesi del mondo. Quelle che chiamano “missioni di pace” o “missioni umanitarie”, sono invece interventi armati e guerre di aggressione, per far valere gli interessi del governo italiano e dei suoi alleati, per garantire lauti guadagni all’industria bellica ed in generale ai poteri economici che traggono profitto dalle guerre, dalle ricostruzioni, e dal controllo di determinate zone del mondo.
Un esempio fra tutti: di recente è stato firmato l’accordo quadro per la realizzazione del gasdotto che porterà gas dal Turkmenistan a India e Pakistan. Il gasdotto transiterà dalla zona presidiata dai militari italiani e, guarda caso, l’ENI si prepara a diventare uno dei principali realizzatori-fruitori dell’opera.
Ma la guerra in atto è anche interna, è la guerra ai lavoratori, ai disoccupati, agli studenti.
I profitti dei padroni crescono mentre, con la scusa della crisi, si cancellano posti di lavoro. Si parla di sacrifici mentre miliardi e miliardi di euro vengono destinati alle spese militari.
La guerra interna è la guerra dichiarata alle persone immigrate, portata avanti con criminalizzazione, segregazione nei Centri di Espulsione, retate, ronde ed altri provvedimenti razzisti volti a deviare ogni malcontento. E’ la guerra al dissenso, ad ogni opposizione sociale, una guerra vera, fatta con l’esercito armato nelle strade, con le cariche di polizia a studenti e lavoratori, con la repressione che colpisce i movimenti e chi lotta, con leggi liberticide contenute nel pacchetto sicurezza.
Questa guerra, sia sul fronte esterno che sul fronte interno, è pagata da chi vede peggiorare le proprie condizioni.
Da chi viene sfruttato sul lavoro, da chi lavoro non ce l’ha, da tutti coloro ai quali viene detto che bisogna sacrificarsi perché la crisi economica è ancora lunga, mentre per l’apparato militare e per quello repressivo vengono spesi miliardi su miliardi di euro.
Kronstadt – numero di settembre 2009
E’ uscito il nuovo numero di Kronstad che potete scaricare in versione PDF qui: kronstadt_di settembre numero 09
Pubblichiamo di seguito l’ultimo editoriale.
Contro il razzismo feroce dello stato e del capitale
La necessità di ribellarsi alla disumanità del potere
Con l’approvazione in via definitiva del pacchetto-sicurezza da parte del parlamento, il processo di costruzione di uno stato di polizia nel “bel paese” ha fatto un notevole passo in avanti, formalizzando anche giuridicamente la svolta reazionaria e nazistoide in Italia già in atto da tempo. Il corpo centrale della nuova normativa introduce infatti un’importante ed inquietante novità all’interno del sistema giuridico italiano: c’è una categoria di essere umani che per legge (e non più solo di fatto) non sono più da considerare persone, ma sub-umani (o meglio e più correttamente, Untermenschen, il termine con il quale i nazisti definivano i cosiddetti moralmente degenerati o appartenenti a classi pericolose). Gli immigrati, extracomunitari e preferibilmente provenienti da terre dilaniate da guerre scatenate per lo più dall’Occidente o/e da regioni dove per molti è quasi impossibile disporre delle elementari risorse per sopravvivere, sono diventati per legge non-persone.
Con l’introduzione del reato di clandestinità, per mezzo del quale per la prima volta nell’Italia repubblicana viene punita una condizione personale;con la previsione dell’aggravante di clandestinità, per chi commette un reato e si trova illegalmente sul territorio nazionale le pene sono aumentate di un terzo;con l’inasprimento della detenzione amministrativa,portata da sessanta giorni a sei mesi,un tempo più che sufficiente per distruggere un essere umano … il governo completa il processo di discriminazione degli immigrati che, iniziato nei primi anni novanta, è stato portato avanti da governi di centrosinistra (legge Turco-Napolitano) e di centrodestra (legge Bossi-Fini), facendo la fortuna dei padroni e padroncini nostrani attraverso la legittimazione di una nuova schiavitù.
Se il lavoratore extracomunitario, che chiaramente riesca a superare la sua condizione di clandestino, perde il lavoro perde anche il flebile diritto a restare in Italia e ritorna ad essere passibile di espulsione; il padrone, in sostanza oltre ad avere il pieno diritto di sfruttare a proprio piacimento, dispone anche dello status dell’immigrato, cioè della sua libertà. Si è passati in definitiva dalle catene di ferro alle catene giuridiche che possono sempre ritornare ad essere materiali, cioè i lager in cui rinchiudere coloro che si ribellano alla nuova schiavitù. Ma non solo, per essere schiavizzato l’immigrato deve anche pagare il pizzo allo stato; chi presenta domanda di rinnovo del permesso in scadenza dovrà versare un contributo tra gli 80 e i 200 euro.
Ma il fascistoide “Decreto sicurezza” non è solo questo; la legalizzazione della discriminazione razzista ne rappresenta solamente il nocciolo più importante. Sono state infatti create le famigerate ronde, legittimando pertanto lo squadrismo razzista e neofascista (chi si ricorda della costituzione della Guardia Nazionale Italiana di Gaetano Saya che, noto fascista legato ai servizi, ha subito manifestato la volontà di usufruire dei “benefici di legge” previsti dal Decreto? Un’altra spallata alle logore garanzie democratico-costituzionali, che comunque sono state sempre, quando più e quando meno, a disposizione del governo di turno (quante volte sono state sospese nella storia della repubblica?).
E’ stata introdotta la schedatura delle persone senza fissa dimora in appositi registri istituiti presso il Viminale:a quando le stelle di diversi colori in ragione della categoria moralmente degenerata o classe pericolosa alla quale una persona appartiene?
E che dire della reintroduzione del reato di “offesa a pubblico ufficiale”, o della criminalizzazione di chi fa una scritta su un muro o di chi “tira tardi” la notte, “, o dei divieti a manifestare nei centri cittadini !
La nuova costruzione normativo-repressiva non rappresenta però solamente la conclusione giuridica di un progetto reazionario di costruzione di uno stato di polizia. Parallelamente, a partire dagli anni “80 – “90, utilizzando sempre più scientificamente i mezzi di dis-informazione ed attraverso la complicità attiva dei partiti “sinistri” e degli apparati sindacali, i poteri politici ed economici hanno preparato e costruito pazientemente all’interno delle classi subalterne, la svolta repressiva dell’attualità. La xenofobia, l’omofobia, la paura del diverso, il razzismo, sono tutti disvalori che sono penetrati in profondità tra gli “indigeni” della penisola. La solidarietà è diventata per molti una parola vuota e desueta. I fascisti organizzati hanno rialzato la testa ed oggi imperversano nelle nostre città: vengono quasi quotidianamente aggrediti dai nuovi squadristi gli omosessuali, coloro che hanno la pelle più scura, i ribelli.
Nel frattempo, i lavoratori – italiani e immigrati – muoiono sui luoghi di lavoro, la crisi economica devasta le vite di tutti, l’insicurezza opprime milioni di persone schiacciate dalla disoccupazione e dalla precarietà e l’Italia partecipa alla guerra in Afghanistan, contribuendo a portare lutti e sofferenze a quelle popolazioni costrette – come molte altre – a fuggire dalle devastazioni e dalla miseria nell’ Occidente imperialista.
E coloro che fuggono dalle guerre e dalla fame vengono scacciati manu militari dalla nostre coste (anche se questa barbara pratica l’avevano già iniziata i “sinistri” quando hanno governato) e vengono lasciati morire in mezzo al mare. Quanti esseri umani disperati hanno trovato la morte nel Mar Mediterraneo o nei deserti del Nord Africa nella disumana indifferenza dello stato italiano – e degli altri stati europei -che pianificano questo orrore!?
In sintesi, mentre da un lato capitalisti e burocrati sfruttano, opprimono e violentano sempre di più, dall’altro questi loschi e squallidi figuri creano il capro espiatorio per “le cose che non vanno” nell’immigrato, alimentando la guerra fra poveri e ancora più poveri. Ed ancora non è all’orizzonte un fermento di riscatto delle classi subalterne. Anzi spesso ne sono complici…
È dunque necessaria ed impellente una risposta che ridia la speranza a chi non ce l’ha più,risvegliando le menti ed cuori dei tanti che avrebbero tutte le ragioni per ribellarsi. E’fondamentale ricominciare a mobilitarsi autorganizzati ovunque per combattere le politiche razziste e liberticide del potere, qualunque sia il livello del potere, centrale o periferico, per la libertà e la dignità per tutti/e.
Occorre costruire dappertutto luoghi, reti e legami di solidarietà, di libera convivenza e di rispetto reciproco, che sono l’unico antidoto alla paura e all’odio alimentati “ad arte” dai dominatori cinici e amorali.
Oggi tocca agli immigrati, agli omosessuali, ai senza fissa dimora, ai non omologati ed ai ribelli. Domani toccherà a tutti.
Invitiamo Tutte e Tutti a partecipare alla manifestazione
antirazzista del 17 ottobre a Roma ore 14.00 Piazza della Repubblica
KRONSTADT


