di Alberto
Dopo l’azione di forza di Pomigliano, la tattica del rapinatore Marchionne e della sua composita cricca , composta da azionisti, governanti a stelle e strisce e tricolori e sindacalisti con il ruolo di kapò, è stata applicata anche a Torino. Niente di nuovo sembrerebbe: i padroni hanno da sempre cercato di spolpare i lavoratori, spesso fino ad ucciderli. Ma non penso sia proprio così: l’imposizione da parte di una azienda di condizioni di lavoro, e di vita, per mezzo delle quali gli operai vengono costretti a ritmi allucinanti e senza possibilità di organizzarsi per lottare rappresenta un salto di qualità notevole. Marchionne ricorda sinistramente il tristemente famigerato Valletta, l’amministratore delegato della Fiat nel secondo dopoguerra, che, in nome della ricostruzione “nazionale” impose in fabbrica un clima di terrore e di ricatto. Con una piccola differenza: Vittorio Valletta guadagnava “solamente” 30 volte il salario di un operaio, Sergio Marchionne ben 170 volte. Già il salto di qualità nell’inveterato vizio della rapina tipico di tutti i padroni, privati e statali, risulta evidente. Leggi tutto »
