Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Kronstadt – Numero di settembre 2015

Kronstadt – Numero di settembre 2015

Disponibile il numero di settembre del foglia anarchico Kronstadt.

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Sommario

  • Costruire l’autonomia in Turchia e Kurdistan
  • Muri da abbattere. Ungheria: nuove frontiere per la xenofobia
  • Ricordare Gaza 2014
  • A settant’anni dalla liberazione partigiana 2
  • Gli anarchici contro Hitler
  • Contro l’omofobia verso il superamento dei generi: uno sguardo psico-sociale
  • My White Bicycle
  • Il cretinismo economico della Buona Scuola
  • La società del controllo e la massificazione del virtuale
  • Editoriale:

    La mortifera fortezza Europa

    La tanto osannata democrazia europea è una mortifera fortezza, un Leviatano interstatale che si abbatte sui migranti negando alle persone la possibilità di muoversi, concretamente di avere un presente e un futuro. Tanta gente muore nel cosiddetto Mare Nostrum e lungo le altre vie infernali verso il continente europeo. Persone che scappano dalle sterminatrici violenze belliche di cui sono corresponsabili i vari stati europei: dall’ Irak all’ Afghanistan, dalla Libia alla Siria ecc. Persone che scappano dalle atrocità di truppe di islamisti tagliagole coltivati a suo tempo in chiave geopolitica dal neocolonialismo occidentale e dai suoi alleati subalterni.
    Ma da chi sono state fabbricate le armi e le munizioni che utilizza l’Isis tanto avversato, a discorsi, dalle cancellerie democratiche !? Dalle industrie USA, russe e cinesi in primis, ma pure da quelle francesi, tedesche e italiane. Armi poi vendute in un mercato internazionale (legale o meno, non fa certo differenza per chi muore ammazzato) che non conosce crisi: quello degli strumenti di morte! Dalla Val Trompia roccaforte leghista nel bresciano e terra di fabbriche di armi – di cui ovviamente i nazionalpadani del ducetto Salvini vanno orgogliosi – c’è un flusso continuo di pistole, fucili e proiettili verso quelle parti dell’Africa e del Medioriente che ribollono di conflitti sanguinari e da cui fuggono a decine di migliaia donne, bambini e uomini che cercano di scampare alle carneficine. Ma si sa, i fascio-leghisti hanno tanto ha cuore la sorte dei migranti e li vogliono aiutare a casa loro… E chi sono i complici dell’Isis? Chi menziona mai gli aiuti finanziari e logistici forniti ai macellai neri da Turchia ed Arabia Saudita in primis… fedeli alleati dei civili stati occidentali “impegnati” da decenni nella loro fantomatica guerra al terrorismo islamico?
    E poi la predazione plurisecolare di intere aree nei “vari sud planetari”, prima da parte degli imperialismi ed oggi delle multinazionali, coccolate da tutti i governi dell’Unione Europea, con crescenti devastazioni ambientali che rendono impossibile la vita. Espulsione di intere popolazioni manu militari dai territori per accaparrarsi materie prime appoggiando feroci dittature. Il tutto in nome e per conto della sacra e totalitaria divinità dell’accumulazione capitalistica.
    In un sistema statal-capitalistico globale putrescente profughi e immigrati economici (le due dimensioni sono intrecciate) si mettono in cammino per sopravvivere, per avere un futuro.
    Le migrazioni si realizzano soprattutto all’interno del sud del mondo, dove si spostano la maggior parte dei migranti. Contro i dannati della Terra che si spingono verso nord, la fortezza europea ha allestito un sistema di respingimento militare: pattugliando a tappeto, alzando fili spinati, gasando con lacrimogeni, manganellando, deportando sui vagoni, internando in campi di concentramento, marchiando bambini, donne e uomini, il tutto per difendere i “sacri” confini. Vi ricorda qualcosa tutto ciò nel cuore dell’Europa?
    A migliaia le persone sono morte e muoiono in mare perchè non possono prendere navi o aerei sicuri e spostarsi senza rischiare la vita. Corridoi umanitari non ce ne sono, vengono negati dai dominatori, e tanta umanità dolente, l’uman carnaio per dirla con i versi dell’anarchico Pietro Gori, è dunque costretta a mettersi nelle mani delle organizzazioni criminali di scafisti perchè gli stati criminali impediscono militarmente di spostarsi liberamente dai luoghi di provenienza, e lo stesso vale per tutte le persone che muoiono nei camion e nei containers.
    Di fatto per i democratici governi europei si tratta di “pericolose eccedenze” da gestire internando, controllando, selezionando e scremando, mentre neofascisti e neonazisti aizzano apertamente all’odio e all’aggressione contro i più deboli, poveri e perseguitati. Trattasi di due forme di razzismo, due facce della stessa medaglia.
    Rimanendo in Italia, ma il discorso si può ovviamente estendere, al di là dell’ ipocrita retorica politico/mediatica “umanitarista” renziana per le grandi occasioni, i migranti vengono considerati, de facto, dal potere costituito democratico come una sorta di “sub umani”.
    Vanno bene come manodopera schiavizzata da supersfruttare e come numeri per il business affaristico dell’accoglienza interpartitico (vedi “mafia-capitale” e le vicende del CARA di Mineo).
    Sistematicamente (anche secondo le fasi politiche) vengono utilizzati (a destra e a manca) come capro espiatorio per raccattare voti rinfocolando il becero e vomitevole razzismo nazional-popolare funzionale all’immarscescibile divide et impera fra gli sfruttati e oppressi.
    L’ordine vigente li stigmatizza come “indesiderati”, “intrusi”, che “assediano, bivaccano e degradano”, con i fascio-leghisti poi che rincarano la dose e sbraitano di “ruspe per fare pulizia di approfittatori, terroristi ecc.” Poi tutto il discorso strumentale sulla distinzione fra profughi e migranti economici, e le grida manzoniane sull’ “invasione apocalittica”. È tutto un tracimare razzismo di ogni genere contro povera gente in nome e per conto dei “bravi cittadini” che ringraziano e rilanciano.
    È la questione dei cosiddetti “extracomunitari” (nel termine ideologicamente standardizzato è racchiuso il rifiuto di riconoscere l’altro da sè) da rinchiudere, schedare, selezionare e respingere con tanto denaro “pubblico” da spartirsi (pubblico si fa per dire). Un sistema che alza barriere navali e terrestri, ma si dice: “tanti ne salvano”, sì ma quanti ne muoiono di bambini, donne e uomini?!
    Dal 2000 al 2013 oltre 23mila morti nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare o attraversando i confini via terra (1) e negli ultimi due anni ancora migliaia di morti. Una ecatombe nel Mediterraneo e sulla terraferma del continente europeo e pure nei deserti africani, dove tanta gente è morta e continua morire, ma lì “non si vede”. Tanta gente ammazzata e violentata nelle prigioni di regimi sanguinari utilizzati (o “congedati” a seconda delle convenienze, vedi il satrapo Gheddafi e le devastazioni in Libia) dalle euro-democrazie per “contenere i flussi”. Quando lorsignori politici di tutti i colori sbraitano di “campi profughi” in Nord Africa o di “aiutiamoli a casa loro” di cosa stanno parlando …
    Ora lo stato egemone in Europa, la teutonica Germania, parla di “accoglienza” per i siriani e detta una agenda “diversa”, le cosiddette, reificanti “quote” basate su una sorta di “selezione etnica” funzionale all’apparato di sfruttamento capitalistico tedesco. La cancelliera Merkel è ora presentata dal servizievole sistema mediatico internazionale come la campionessa della “svolta” umanitaria. È lo stesso stato tedesco che, con la sua potenza economico/finanziaria classista, è a capo di questo necrofilo sistema-fortezza europeo basato sul nazionalismo escludente, sulle spietate frontiere, le prigioni, le polizie e gli eserciti. Sistema a cui gli stati mai si opporranno perchè vorrebbe dire mettersi in discussione, cioè mettere in discussione il loro potere, la loro stessa natura. Ed è lo stesso stato tedesco che ha realizzato un massacro antisociale in Grecia per gli interessi del grande capitale, gettando le classi subalterne nella miseria con la complicità dei vari governi greci, compreso quello dell’ “alternativo” Tsipras che attualmente sta scatenando la repressione poliziesca sui migranti.
    E proprio la vicenda del governo Tsipras di questi mesi – un governo di una pseudo sinistra radicale che approva un piano economico lacrime e sangue peggiore di quello approvato dai governi precedenti e che tratta i migranti come il governo delle peggiori destre – mette una pietra tombale sulle velleità neo-riformiste che stavano risorgendo in Europa con il binomio Syriza-Podemos. È del tutto evidente che il sistema statal-capitalistico europeo non solo non ha alcun margine di tolleranza per il riformismo socialdemocratico o Keynesiano, ma non ha alcun margine nemmeno per la “carità” (vera cifra programmatica del governo Tsipras).
    Gli Stati ed il moderno capitalismo fanno tabula rasa di ogni precedente garanzia sociale conquistata dalle classi subalterne dei paesi occidentali e allo stesso tempo – con la guerra guerreggiata e con quella economica – costringono ad una drammatica migrazione le genti dei paesi più poveri, strappandole dai loro affetti e dal luogo natio. E chi cerca di resistere nei territori dove vive e di sperimentare nuove vie di autoliberazione insorgente come le popolazioni del Rojava (Kurdistan siriano) e le comunità kurde in Turchia, deve essere rimesso in riga. Ecco allora la NATO, baluardo della democrazia occidentale, dare il nulla osta al governo turco di Erdogan, supporter del Califfato, per bombardare e distruggere queste comunità resistenti e rivoluzionarie in lotta per un mondo migliore.
    Del resto è evidente che l’esperimento auto-democratico in corso nella Rojava è quanto di più pericoloso possa esistere per l’ordine imperialistico. Alle forze imperialiste va benissimo che lo scontro nella strategica area mediorientale sia tra i macellai dello Stato di Israele ed i reazionari feudaleggianti di Hamas (che infatti possono ormai aspirare al riconoscimento del loro piccolo Stato); va benissimo che le terre irachene e siriane siano contese tra le varie oligarchie sub-imperiali e le varie bande di tagliagole.
    Ma se in questo orrore si accende una piccola luce di speranza, di una umanità “umana” e libera come quella delle donne e degli uomini di Kobanè, questo è realmente intollerabile.
    Questo sistema statal-capitalistico è marcio dalle fondamenta e produce e riproduce distruzione, disperazione e morte. Ma il desiderio di vivere e di raggiungere un po’di felicità non si arresta: riesce anche a distruggere alcune gabbie, come quelle dei CIE, e apre varchi nei muri. E contro il razzismo di stato e quello diffuso, ci sono gruppi e movimenti che dal basso sono solidali in vario modo con i migranti, sfidando l’intimidazione e repressione poliziesche. E nonostante le psicosi, le fobie e le menzogne inoculate da chi comanda attraverso i media di regime ci sono settori sociali che non ci stanno, che dicono no a tutto questo. Fondamentale è la crescita e l’affermazione di una solidarietà dal basso fra le genti che sgretoli le barriere statali, di una progettualità libertaria anticapitalista che realizzi delle rotture con lo status quo. Èdi questa difficile ma possibile saldatura fra dominati che il sistema imperante ha paura.
    Si sbraita spesso sulle tv e sui giornali asserviti di “risorse che mancano”, della coperta che sarebbe troppo corta per tutti, ma la coperta è tutta tirata dalla parte delle classi dominanti, delle banche e degli affaristi, dalla parte delle élites economico-politiche e militari. Dunque le risorse ci sono ma vanno strappate dalle mani di questa elitaria minoranza affamatrice, unendo le forze in una lotta autodiretta, migranti e non, insieme. Risorse da autogestire in maniera egalitaria per i bisogni di tutti, sperimentando nuovi percorsi esistenziali anche nel rapporto con il mondo in cui viviamo. Le frontiere statali con i loro apparati securitari/concentrazionari ed i saccheggi capitalistici determinano una barbarie crescente e sono qualcosa di intrinsecamente irrazionale; esse creano disastri su disastri per la vita dei senza potere e per l’intero pianeta.
    Ed è dunque a partire dal pensiero e dall’azione di chi vuole costruire un mondo radicalmente diverso senza eserciti, frontiere e padroni; dall’incontro fra la capacità di autorganizzazione dei migranti e quella degli autoctoni; dalla scelta di solidarietà e mutuo aiuto senza confini fisici e mentali; dalla mobilitazione internazionalista per la libertà e la giustizia sociale senza delegare i politicanti di turno, che può scaturire una autentica pace e armonia sociale, attraverso ciò è data una speranza … per i migranti, schiacciati nei più bassi gironi infernali, e per tutti e tutte i dominati, ad ogni latitudine!
    A fianco dei migranti di ogni provenienza! A fianco della Rojava libera!
    Kronstadt

    Note
    (1) Fonte: Fabrizio Gatti, Migranti, la guerra del Mediterraneo, speciali.espresso.repubblica.it/interattivi-2014/migranti/