Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

La ZAD di Sivens: un’esperienza libertaria nel Tarn

La ZAD  di Sivens: un’esperienza libertaria nel Tarn

Su Le Monde Libertaire n.1753 (23-29 ottobre 2014)

Negli oltre 20 anni da quando messo piede nel Tarn, tenendo l’altro (piede) ad Atene, non ho mai visto svilupparsi dei progetti libertari di portata rilevante in questo dipartimento. Le iniziative importanti sono piuttosto del genere Amap[1], sel[2], modelli di economia alternativa, “zone de gratuité”[3], spesso organizzate dal gruppo ATTAC, parecchio attivo e radicale se paragonato ad altre esperienze che ho avuto modo di incontrare girando la Francia. Non poche mobilitazioni allo stesso tempo, in particolare su alcune azioni di solidarietà, come gli assembramenti RESF[4]. Ma nulla di tutto ciò, finora, poteva essere propriamente definito libertario. Nessuna di queste azioni metteva profondamente in questione la relazione col potere al punto da ipotizzare la sua distruzione ed a ripensare la società intera. I diversi tentativi di iniziare qualcosa da venti anni a questa parte non avevano attirato grandi masse: conferenze su Bakunin, dibattiti sull’anarchismo sociale, Ferrer raccontato ai bambini. In breve si girava in tondo, e senza alcuna A all’interno! I soli appuntamenti ad attrarre un po’ di persone, erano quelli sulla storia dell’anarchismo in Spagna, essendo il Tarn vicino alla frontiera, e, recentemente, le proiezioni-dibattito su Exarcheia, il quartiere libertario di Atene, ma unicamente per una questione di militanza. Tutto è cambiato nel corso di un anno. Si, avete letto bene: solamente un anno. Perché? Perché l’esperienza nata dalla necessità ha preso il posto dei dibattiti teorici. Un vento vivo, fresco e fraterno soffia sul Tarn, dalla foresta de Sivens nel nord-ovest fino alla montagna “Noire” (nome carino, non è vero?) a sud-est. Una resistenza si è progressivamente mobilitata, al punto da metter in pratica, senza esagerazioni, ciò che finora avevamo soltanto teorizzato senza essere in grado di attuare. Non voglio ritornare adesso sul progetto di costruzione della diga, i suoi decisori arroganti ed i loro conflitti di interesse sul piano politico e finanziario, questi sono per partito preso per la coltura intensiva del mais sul piano economico ed agricolo, ed ancora peggio sono disinteressati a sapere ciò che rappresenta una zona umida sul piano ecologico, in particolare zoologico, acquatico e climatico. Vi invito a dare uno sguardo direttamente sui eccellenti siti dei due collettivi in lotta.[5]

Due siti, due collettivi, perché questa lotta ha una doppia storia, parallela, che converge in tempi recenti senza mai fondersi totalmente, ed a ragion veduta. Il collettivo iniziale si chiama “Collectif pour la sauvegarde de la zone humide du Testet”[6]. E’ animato principalmente da Ben Lefetey, un ecologista appassionato ed accademico che impiega tutta la sua energia e minuzia da tre anni a questa parte per motivare un’opposizione al progetto di costruzione della diga diffondendo innumerevoli informazioni e motivazioni.

Il “Collectif Testet”, come è stato soprannominato, è anche un consiglio d’amministrazione, con alcune persone impegnate, principalmente in Attac, e spesso simpatizzanti dei principali partiti politici locali situati nell’opposizione di sinistra alla supremazia storica del PS (del quale è membro Thierry Carcenac, il presidente del consiglio generale): soprattutto PG (Parti de Gauche) e EELV (Europe-Ecologie – Les Verts). In breve, anche se i membri del “Collectif Testet” sono molto disponibili, attivi nel diffondere e passare informazioni, e pronti a praticare scioperi della fame e “disobbedienza civile”, restano comunque nella logica organizzativa di una struttura gerarchica, con processi di delegazione ad ogni livello, come nella maggior parte delle associazioni legge 1901.[7] A seguito della circolazione di informazioni al di fuori del Tarn, ed a seguito dell’inasprimento della situazione locale, è nato, da esattamente un anno, un collettivo di occupazione, a completamento del “Collectif Testet”.[8]

“Tant qu’il aura des bouilles”[9], soprannominato “les bouilles”, o ancora, per alcuni “les zadistes”, nome quest’ultimo che non fa fede alla realtà in quanto una buona parte delle “bouilles” non è presente nella ZAD, ma la sostiene diversamente dai dintorni, da Toulouse a Nimes.

Tutti uguali, tutti differenti

Tra le “bouilles”, nessun rappresentante, ufficio, consiglio di anziani, ognuno partecipa alle molto frequenti assemblee: almeno settimanali e spesso quotidiane. Chiunque può venire, ad eccezione di infiltrati, sbirri o fasci, i quali sono braccati e cacciati via. Chiunque può partecipare alle decisioni, anche coloro che arrivano per la prima volta, e forse sono solo di passaggio. Le regole per prendere parte alle assemblee sono le stesse degli indignati: precisi codici gestuali permettono di reagire silenziosamente, a volte, senza nemmeno proferir parola. L’obiettivo della discussione, qualunque ne sia il soggetto, è il raggiungimento del consensus, anche se il voto di maggioranza può alle volte risultare necessario. Qualunque proposta autoritaria o fallocrate è bandita. Azioni non violente e insurrezionali coabitano senza difficoltà, allo stesso modo di veganesimo e regime alimentare onnivoro. Tutti uguali, tutti differenti. Quelli che propongono dei progetti, a seguito del consenso dell’assemblea, sono spesso invitati ad animare la loro messa in atto, ciò principalmente al fine di favorire la libertà e la creatività dii militanti, amici e compagni di lotta (i tre principali termini impiegati), ma anche per mettere in atto, da un capo all’altro della ZAD, una ripartizione dell’informazione all’interno delle azioni di resistenza, chiare a livello teorico, ma oscure nelle loro declinazioni: chiodatura su alcuni alberi ed utilizzo di filo spinato per danneggiare i macchinari, infossamenti di rottami per complicare il dragaggio dell’humus, creazione di nuovi nascondigli, barricate, capanne sospese, e molto altro ancora che non riporterò in questo momento.

La giovinezza entusiasta della maggior parte delle “bouilles” è paragonabile soltanto alla loro maturità e coraggio nel prendere iniziativa ed al loro sforzo quotidiano nel lottare ad armi ineguali contro un potere ultra violento e super equipaggiato. Davide contro Golia, o piuttosto Gaza contro Tsahal, essendo Davide divenuto palestinese in tempi non sospetti, ed anche un po’ tarnais, bretone, macedone, catalano o piemontese, per citare alcuni dei territori mobilitatisi intorno a zone da difendere.

La ZAD riunisce formidabilmente tutto ciò che è stato sparso finora, non soltanto a seguito di un fenomeno di mobilitazione legato alla nozione di territorio, ma, soprattutto – buona notizia, – nella convergenza di lotte anticapitaliste, antiproduttiviste ed antifasciste. Gli ecologisti, i più candidi e “moderati” comprendono meglio attraverso la ZAD che il produttivismo non si può combattere se non attraverso una forte resistenza locale e globale al capitalismo. Gli anticapitalisti si scoprono ecologisti e, scherzi e cliché a parte, anche se i più ingenui politicamente, comprendono la realtà della collaborazione fascista con il potere capitalista. L’antifascismo, punto centrale del collettivo delle “bouilles”, si è rinforzato all’interno di questo, a seguito delle scorribande notturne di alcuni fascisti nei dintorni della ZAD (distruzione di veicoli, aggressioni isolate contro zadisti e diversi episodi di caccia all’uomo con spranghe ed armi da fuoco), scorribande che allo stesso modo hanno arrecato confusione, altamente pericolosa da un punto di vista politico, generata da alcuni superstiziosi e cospirazionisti, a cui è stata fatta richiesta di rimettere ordine nei loro pensieri e di non oscurare la lucidità della resistenza collettiva fabbricando innumerevoli “paure da spaventapasseri” unicamente utili al potere.

Oltre che l’assenza totale di gerarchia ed il decisionismo assembleare, il funzionamento delle “bouilles” è fondato sull’autogestione: l’assemblea fa una lista dei diversi bisogni (farmaci, alimenti, attrezzature, documenti legali…) ed ognuno si mette in fila, in rete con le “bouilles” non zadiste, all’esterno della zona, ed alcuni membri generosi e solidali del collettivo Testet che frequentemente portano delle scatole con beni alimentari e medicine. Infatti la ciliegina sulla torta dell’esperienza libertaria nel Tarn è proprio l’influenza che tale esperienza sta avendo su persone distanti politicamente ed all’inizio alquanto diffidenti. La ZAD di Testet nella foresta di Sivens è divenuto un luogo di educazione popolare dove numerose persone, giovani e meno giovani, vengono per condividere le loro idee sull’anarchismo, la disobbedienza e la decrescita. Arrivando nei luoghi della ZAD, sia che si propenda per “Gazad”[10] o per la “Métairie neuve”[11] si incontrano facce sconosciute ma fraterne, dei sorrisi accoglienti e generosi, sguardi profondi, alle volte tristi ma mai abbattuti, corpi stremati ma sempre pronti all’attacco, mani callose per l’aver troppo scavato innumerevoli trincee, piedi rovinati e mal protetti da scarpe consumate, ventri scavati dalla fame alle volte utilizzata come metodo di lotta, cosce tatuate di lividi a causa dei colpi di flash-ball e schiene livide a causa delle manganellate, tosse cronica dovuta all’esposizione quotidiana ai gas lacrimogeni, braccia graffiate a causa delle arrampicate sugli alberi o delle rapide traversate tra rovi impenetrabili, cuori grandi e pieni di amore per la Terra e per la vita. Una vita che è qui più che in qualsiasi altro posto, in mezzo a quanti lottano e sperimentano la nostra idea di declinare l’individuo ed il collettivo. Trasformare le parole libertà, eguaglianza e fraternità in atti quotidiani, sradicandole dai frontespizi menzogneri dei monumenti pubblici dove marciscono, servendo soltanto da paravento ad un’organizzazione politica e sociale totalmente distante da esse. Scegliere la vita, lontano da compromessi, collaborazioni e sottomissioni che corrodono le menti e seminano la rassegnazione. Tra la ZAD di Sivens ho visto l’Anarchia in atto e la sua intensa capacità di irradiare, ben oltre i suoi fautori, senza paura né alterigia verso altre forme di opposizione e di resistenza. Ho visto l’Anarchia sicura di sé stessa emergere semplicemente attraverso l’esempio, lasciando in disparte i conflitti da etichetta e le cicatrici delle Storia. Ho visto l’Anarchia fraterna accogliere quelli/e che venivano a lei formando la prima linea del fronte senza mai opporsi alle vicine forme politiche impegnate nella medesima lotta. Tra le ZAD di Sivens, soltanto l’esperienza ha parlato ed ha parlato bene.

Yannis Youlountas
Tradotto da Claudio Ferrante

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Note

[1]    Association pour le maintien d’une agriculture paysanne – Associazione per il mantenimento di un agricoltura contadina
[2]    Association protestante de solidarité internationale – Associazione protestante di solidarietà internazionale
[3]    Spazi in cui ogni tipo di rapporto di mercato è abolito.
[4]    Réseau éducation sans frontières – Rete di educazione senza frontiere
[5]    https://tantquilyauradesbouilles.wordpress.com/ e http://www.collectif-testet.org/
[6]    Collettivo per la salvaguardia della zona umida di Testet.
[7]    Con il termine si intende fare riferimento al mondo dell’associazionismo in senso ampio, che nel sistema giuridico francese è regolato, appunto, dalla Legge sulle associazioni promulgata nel 1901 dall’allora primo Ministro francese Pierre Waldeck-Rousseau.
[8]    Creato il 13 ottobre 2013 a “la Métairie neuve”, uno dei luoghi emblematici della ZAD.
[9]    Fino a quando ci saranno le facce
[10]  Gazad è il nome dato ad uno dei due campi della ZAD, sgomberato l’8 ottobre 2014.
[11]  Métairie neuve è il nome dato al secondo campo della ZAD al momento sotto minaccia di sgombero.