Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Kronstadt – Foglio Anarchico (Maggio 2014)

Kronstadt – Foglio Anarchico (Maggio 2014)

E’ uscito il nuovo numero di Kronstadt (Maggio 2014)

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Sommario di questo numero:

  • Riflessioni
    Il pensiero unico della democrazia ovvero il totalitarismo democratico
    No Gentrification
  • Sindacalismo
    Il Job Act di Renzi: precariato 4 – dignità del lavoro 0
  • Lotte
    No Tav: verso il corteo del dieci maggio
    22 Febbraio 2014 : solidarietà No Tav da tutto il mondo
  • Rubriche
    Il metodo anarchico?
    Balle genetiche: sulla capitalizzazione e strumentalizzazione della genetica e della biologia evoluzionistica

Editoriale:

Sono 10 anni: BREVE STORIA DEL FOGLIO KRONSTADT

Kronstadt nasce dieci anni fa dalle idee di un gruppo di compagn* di Volterra e di Siena provenienti sia dal marxismo rivoluzionario (in particolare dal luxemburghismo/consiliarismo), sia dall’anarchismo che, sulla base di alcuni incontri avvenuti nei primi mesi del 2004, si riconoscevano in un comune pensiero e volontà di agire (nel rispetto di tutte le sensibilità di cui ogni individuo è portatore), decidendo di dar vita alla pubblicazione di un foglio anarchico, libertario e socialista.
Perchè questa pubblicazione? Per rispondere all’esigenza di sviluppare una concreta attività politica e culturale nelle due località utilizzando questo strumento per diffondere le nostre idee.
Antecedentemente alla pubblicazione del primo numero vengono diffusi nel corso di alcune manifestazioni nazionali volantini a firma Kronstadt, a testimonianza dell’importanza che il gruppo attribuisce fin dall’inizio della propria vita allo “stampato” come strumento di diffusione del pensiero libertario e di una attiva controinformazione. La partecipazione a queste manifestazioni permette anche di entrare in contatto con organizzazioni ed altri gruppi anarchici ed individualità presenti in Toscana ed anche nel territorio nazionale.
Dopo qualche tempo, quando il gruppo Volterra/Siena aveva già pubblicato i primi numeri del Kronstadt e aveva cominciato a farsi conoscere, entrano a far parte della redazione compagn* di Pisa e Pontedera che condividono l’impostazione di fondo del giornale. Si può dire che la pietra angolare aggregante è riassunta nello stesso nome della testata/foglio.
Il significato della scelta del nome viene spiegato fin dall’ editoriale del primo numero pubblicato nel maggio 2004: “…Kronstadt è il nome che abbiamo scelto per questo foglio rivoluzionario, libertario e socialista, perché quella vicenda così lontana la sentiamo attuale, in quanto rappresenta il bisogno e la capacità d’insorgere della gente sfruttata e ingannata, dei popoli oppressi, delle classi subalterne, dei reietti, dei violentati e dei dannati della Terra di ogni epoca. Rappresenta la necessità di ribellarsi all’attuale sistema del capitale e dello stato, con le sue guerre, i suoi terrorismi, i suoi sfruttamenti e le sue oppressioni. Rappresenta l’urgenza di costruire un mondo migliore attraverso la lotta e la progettualità rivoluzionarie, attraverso il libero pensiero e il libero confronto, la socializzazione materiale e morale, l’autorganizzazione libertaria e socialista senza servi né padroni…..…”
L’incontro naturale con i/le compagn* di Pisa e Pontedera, con cui è stato costruito un sodalizio sulla base di un comune sentire nelle differenze individuali, ha portato poi a “rifondare” il giornale. L’ingresso di quest* compagn* nella redazione ha permesso al Kronstadt di fare un importante salto qualitativo sul piano teorico e quantitativo nella distribuzione delle copie. E’ stata data una migliore organizzazione interna per tematiche, una regolarità maggiore nelle pubblicazioni (pur restando il foglio aperiodico) ed una veste grafica più fruibile. E’ rimasta e anzi accentuata l’impostazione di foglio proiettato verso una dimensione “internazionale”. Sono infine aumentate le collaborazioni scritte di altre “penne” anarchiche e libertarie.
Il funzionamento della redazione è stato sempre orizzontale, ognuno ha scritto sui temi che ha ritenuto più interessanti, con la presenza di un editoriale discusso e condiviso da tutt* coloro che hanno fatto parte del progetto (cercando per quanto possibile di rispettare una turnazione della stesura dello stesso). In ogni numero ci sono stati sempre articoli scritti da compagn* di altre città che hanno garantito un maggiore spessore politico e culturale.
Un altro terreno importante, oltre a quello editoriale, è stato inoltre quello, fin dagli esordi, di coniugare la diffusione delle idee e delle informazioni attraverso la distribuzione del giornale, con l’organizzazione d’ iniziative (prima a Volterra e successivamente anche a Pisa) di solidarietà attiva alle lotte internazionali di ispirazione libertaria.
Crediamo che il foglio abbia rappresentato uno strumento utile per non pochi/e compagn* anarchic* e libertar*, dal momento che ha dato voce, ha raccontato varie esperienze e movimenti sociali antisistemici in campo internazionale con l’obiettivo di fornire spunti di riflessione per le nostre pratiche nelle lotte in cui siamo coinvolti. Possiamo anche dire che c’è un’area di simpatizzanti dell’anarchismo e in generale delle tematiche libertarie che apprezza la pubblicazione.
A partire dai primi anni, il movimento maggiormente seguito dal nostro giornale è stato quello palestinese contro il muro dell’apartheid, a cui hanno preso parte attivisti internazionali e anarchici israeliani. Sul foglio sono usciti nel tempo vari resoconti di quelle lotte che lungi dallo spegnersi sono attualmente attive e radicate e continuano a sperimentare autorganizzazione e azione diretta contro una delle maggiori forze militari del pianeta.
Negli anni immediatamente successivi all’esperienza palestinese è stata data ampia copertura al movimento che dal Messico, nello stato di Oaxaca, ha rivendicato la caduta del governatore e lo scioglimento dei poteri dello stato per andare verso una rifondazione radicale del vivere associati, provando a sperimentare una forma di autogoverno dei popoli Oaxaqueñi. Il movimento insorgente, esploso a seguito dell’estendersi della lotta antigovernativa del sindacato degli insegnanti a tutte le istanze rivendicative presenti nello stato, è stato duramente represso ma, nonostante il suo affievolimento, non si può parlare neppure in questo caso di scomparsa, essendo quell’esperienza patrimonio collettivo dei popoli di Oaxaca che ancora oggi combattono decine di lotte contro governi locali, nazionali e imprese multinazionali che sfruttano e depauperano i loro territori.
Questi sono stati due fra i principali temi affrontati, ma non dimentichiamo la diffusione data alle lotte dei consiliaristi in Iraq durante le prime fasi dell’invasione statunitense o le riflessioni critiche con contributi anche diretti di compagni libertari sulle recenti rivolte nel medio-oriente .
Il movimento di contestazione sviluppatosi in Grecia ha costituito poi un campo di grande interesse per noi anarchici dal momento che si è palesata, e si continua a manifestare, la sperimentazione di idee e pratiche libertarie nelle lotte quotidiane. Lo stesso dicasi – nella sua peculiarità e diversità – del movimento plurale delle Occupy nord americane: da Wall Street ad Oakland passando per Chicago. Esperienze sociali basate sull’azione diretta e la sperimentazione di forme di democrazia diretta nei contesti cittadini che, nonostante il ripiegamento dovuto alla repressione e alle contraddizioni interne, continuano in vario modo ad esprimersi.
Proprio il tema della sperimentazione, legato alle lotte che di giorno in giorno emergono nella nostra sola “patria”, il mondo intero, ha costituito uno dei punti cardine della riflessione che il nostro giornale ha voluto portare all’attenzione di altri compagni e compagne come di tutti quelle lettrici e lettori che ci hanno incontrato nelle piazze.
Nel far ciò un importante aspetto hanno ricoperto i percorsi costruttivi dello zapatismo, che pur distanti dall’anarchismo in molti loro aspetti, hanno costituito per noi un movimento pratico e una speranza reale di sperimentazione di un’altra società possibile, contribuendo ancora oggi a farci riflettere anche criticamente sul nostro portato anarchico e libertario in tutti i campi di azione e progettualità.
Il foglio si è naturalmente occupato anche di temi “interni” come la lotta contro i CIE in Italia e in particolare in Toscana e la lotta No Tav in Val Susa e con vari articoli delle lotte di classe contro lo sfruttamento padronale e burocratico, di mobilitazioni antifasciste/antirazziste/antisessiste e di antimilitarismo, di lotte contro la repressione e contro la devastazione ambientale nei territori dove viviamo ecc…
Alcuni spunti d’analisi e progettuali
E’ evidente che i rapporti di forza sono assai sfavorevoli al movimento anarchico e libertario ed il nostro compito è estremamente arduo. E c’è anche sempre più bisogno di risorse per diffondere con i giornali, riviste e libri del movimento le idee e le esperienze an-archiche. Il potere, in tutte le sue forme tentacolari (specie quello massmediologico) ha grandi mezzi per spargere mistificazione ed omologazione oltre che, quando lo ritiene necessario, repressione. Noi abbiamo dalla nostra la sola possibilità di essere presenti fisicamente e con le nostre idee nelle piazze e nelle strade, nei quartieri delle città e nei paesi dove ci si mobilita, nei posti dove avviene lo sfruttamento/oppressione delle classi subalterne, schierandoci contro l’ordine vigente e la sua pervasiva industria culturale dello “spettacolo”, provando a rompere l’alienante cappa massmediologica dominante insieme a tutte le persone che contestano e si oppongono. E’ determinante riuscire a far passare in tutti i luoghi squarci di una visione alternativa della realtà; ma ciò dipende molto dalle lotte, dallo sviluppo di movimenti concreti che inizino a mettere in discussione lo status quo. Di tali movimenti, rimanendo in Italia, ce ne sono in vari contesti, però, salvo importanti e illuminanti eccezioni, ancora in una situazione embrionale e di frammentazione generale, con la necessità dunque di svilupparsi sul piano della soggettività e delle pratiche e di mettersi maggiormente in rete. Bisogna però fare i conti con la capacità dei poteri vigenti di inoculare ad arte nei dominati fredda indifferenza o rassegnazione. In risposta a ciò occorre alimentare dal basso e in maniera diffusa una tensione utopica per un altro mondo possibile, altrimenti è estremamente improbo cominciare a rompere la “gabbia mortifera” del sistema. Assume pertanto centralità la questione della comunicazione alternativa, in particolare attraverso il contatto e il confronto diretti con le persone nelle varie situazioni, interagendo in maniera aperta, dialogica e critico/costruttiva, antitetici rispetto ad ogni settarismo e autoreferenzialità manichea in quanto nell’anarchismo i mezzi devono essere in sintonia con i fini.
Comunque, secondo noi, la centralità del rapporto non mediato non esclude la rete telematica (e a maggior ragione, quando le forze lo permettono lo strumento radio libere e libertarie) che sta offrendo – per ora e con tutti i limiti e le contraddizioni del caso – nuove possibilità per la comunicazione alternativa. I due piani, quello caldo, empatico perché fisico e diretto e quello telematico, più distante e distaccato, possono non essere in contrapposizione, anzi la sinergia tra i due può dimostrarsi positiva, solo però se manteniamo la prevalenza del primo e l’accessorietà del secondo.
Proprio in tale direzione va lo sviluppo della discussione sulla sperimentazione da connettere alle lotte sociali autodirette che rivendicano migliori condizioni di vita per tutte e tutti. Si tratta del concreto e diretto costruire, fin da ora, socialità “altra” nei territori e nelle varie realtà: interazione fra produttori e consumatori non necessariamente basate sul binomio tipico del capitalismo venditore/cliente; esperienze di educazione alternative a quelle della lezione frontale; esperienze di mutuo aiuto solidaristico, quindi destrutturando la relazione burocratica utente/fornitore, come ad esempio sportelli autorganizzati di informazione/cooperazione per il diritto all’abitare e alla salute; autorganizzazione di spazi culturali come per esempio librerie e biblioteche libertarie; spazi sociali occupati con poliedriche attività socializzanti, ludiche e politiche; le esperienze delle comuni agricole autogestite e delle “fabbriche recuperate” in maniera cooperativistica (vedi l’Argentina); le varie forme di autoproduzione solidaristica e realmente rispettosa della natura (antispecismo ed ecologia sociale) e tutte le altre forme sperimentali di stare insieme e cooperare antiautoritarie o tendenzialmente antiautoritarie nei vari contesti dell’esistenza societaria, che costituiscono un ulteriore terreno di lotta pratico e costantemente in divenire. Un terreno fatto di successi e fallimenti, visto nell’ottica propria di noi libertari/e di non dare niente per definitivo, ma di mettere le nostre idee, il nostro patrimonio teorico e le nostre forze al servizio dell’auto-emancipazione da tutte le forme di oppressione, sfruttamento e violenza attuate dal sistema dominante, contro le sue devastazioni militariste e ambientali e contro l’ideologia specista da esso riprodotta su larga scala.
E’ chiaro che c’è bisogno, ad ogni latitudine e nel rilancio di un nuovo internazionalismo, di lotte estese e autorganizzate, costanti e radicali, dotate di una forte progettualità da parte dell’insieme degli sfruttati e oppressi per realizzare rotture sociali complessive e rivoluzionarie rispetto all’ordine vigente. A tal proposito le molteplici sperimentazioni “altre” (individuali/collettive) contro di esso nella contemporaneità, riteniamo siano propedeutiche e sinergiche, possiamo dire strategiche, nel quadro di necessari e plurali processi trasformativi dell’esistente, per un mondo senza confini fisici e mentali, di libertà, solidarietà ed uguaglianza nella diversità delle esperienze e dei percorsi di vita.