Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

FRA ZOMBI E VAMPIRI GUSTAVO ESTEVA

FRA ZOMBI E VAMPIRI   GUSTAVO ESTEVA

Gustavo-Esteva        Nella speranza di stimolare riflessioni e dibattiti ri-pubblichiamo      questo articolo di Gustavo Esteva intellettuale de professionalizzato messicano.

Fonte: http://www.kanankil.it/ultime-notizie/420-esteva–fra-zombi-e-vampiri

(da La Jornada  del 25.05.2013) Ha ragione Zygmunt Bauman: la notizia che il capitalismo è morto sembra un pò esagerata, vista la straordinaria capacità di resurrezione e rigenerazione mostrata da questo regime. Però è utile per orientare l’attuale lotta sociale, esplorare se questa caratteristica di natura parassitaria, che si alimenta di altri organismi vivi, non possa essere oggi causa della propria estinzione.

Per analizzare questa ipotesi si dovranno ricordare alcune semplici cose note a tutti. Il capitale non è un bene, ma una relazione. Il modo capitalista di produzione accumula relazioni sociali di produzione. Il guadagno che il capitalista realizza, l’impossessamento del plusvalore prelevato dalla forza lavoro, viene investito nella assunzione di nuovi lavoratori per proseguire il ciclo di espansione del capitale.

Per una varietà di fattori che sono stati oggetto di ampie analisi negli ultimi anni, questo modello di espansione del capitale sarebbe giunto a termine. Non è il limite previsto da Rosa Luxemburg quando immaginò il momento in cui non vi sarebbero più state economia pre-capitaliste quali terre vergini da sottomettere al dominio del capitale. La possibilità stessa dell’accumulazione crescente si sarebbe esaurita, rompendo così la tregua di classe che aveva consentito la stabilità relativa del sistema, basata sul fatto che i lavoratori generassero guadagni per il capitale e questo garantisse ad essi un lavoro. I lavoratori generano sempre maggiori guadagni ma il capitale non può più adempiere al suo compito.

 

Di fronte al calo del loro tasso di profitto (Keynes anticipava che in questa epoca si sarebbe avvicinato a zero), i capitalisti iniziarono a fuggire dalla sfera produttiva, nella quale predominano le relazioni sociali che definiscono il sistema, cercando in altri campi  profitti uguali o maggiori di quelli che  avevano.

 

In questo non c’è nulla di nuovo. Il fenomeno si è verificato periodicamente nella storia del capitalismo. Neppure è una novità che in questo regime si ricorra alla spoliazione diretta, privando gli altri dei loro beni. L’accumulazione originaria che aveva dato origine alla proprietà privata consisté in questo tipo di spoliazione: la parola ‘privato’ viene da ‘privare’. Questa forma di accumulazione non ha mai cessato di esistere. La novità non consiste nella misura in cui ciò oggi avviene nè in alcune forme relativamente nuove dell’operazione bensì nel fatto che tutta la dinamica stessa del sistema, la sua capacità di espansione, si è spostata su questo tipo di spoliazione, ciò che cambia la sua natura e la porta a esaurimento.

 

Si è alluso a questo processo usando il termine estrattivismo, mettendolo in relazione con l’estrazione di materia dal suolo. Zibechi lo ha applicato recentemente all’ambito urbano e ha descritto come la accumulazione per spoliazione operi nelle città (La Jornada, 3.05.13). Esiste anche l’estrattivismo finanziario, che opera soprattutto grazie a strumenti recentemente creati che compiono una funzione diversa da quella specifica del credito nell’economia capitalista. Gli espropriati e la forma dell’esproprio hanno caratteristiche molto diverse, ma in tutti i casi non si tratta più della produzione di capitale. La categoria corretta per l’analisi di questo processo è la rendita.

 

Gli utili esorbitanti che si stanno realizzando con questa gamma di procedimenti diversi che chiamiamo estrattivismo, con l’estensione che qui sto dando alla parola, procedono nella loro immensa maggioranza dal dominio della produzione dalla quale sono ricavati. Contribuiscono così al suo esaurimento. A stretto rigore, si starebbero impiegando processi precapitalistici in una condizione postcapitalista. Sebbene il sistema nel suo insieme continui ad essere basato nella sfera produttiva sull’appropriazione del plusvalore, la sua dinamica sarebbe sempre più in mano di coloro che ne sono i parassiti. Staremmo vivendo in un mondo di zombi dominati e controllati da vampiri, e questi, a rigor di termini, non potrebbero più essere definiti capitalisti, malgrado il carattere della fonte dell’accumulazione di cui si appropriano.

 

L’esproprio che caratterizza questo tipo di operazione per imporsi incontra sempre resistenze e deve ricorrere a processi precapitalistici di stile coloniale basati sull’uso della forza. Sebbene zombi e vampiri si uniscano per espropriare i lavoratori dei risultati ottenuti in 200 anni di lotta sociale, i loro interessi e comportamenti divergono e si scontrano ogni giorno di più, come si può osservare in coloro che in modo schizofrenico mantengono le due caratteristiche. In ogni caso così è stata provocata la distruzione dello stato-nazione, il regime politico che nacque col capitalismo, e si stanno cancellando con velocità crescente le sue forme democratiche.

Se di questo si tratta, se questa ipotesi è valida, i movimenti sociali devono adottare forme di lotta radicalmente diverse. Molti di essi hanno cominciato a farlo; le loro intuizioni politiche si orientano pertanto sul postcapitalismo. (Traduzione di Aldo Zanchetta)