Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Kronstadt, Ottobre 2011

Kronstadt, Ottobre 2011

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SOMMARIO

Editoriale

Resistenza al capitale

  • Crisi di sistema, inganni di potere e lotte popolari
  • Resistenza popolare in Val Susa.
  • È indispensabile l’FMI?
  • Grecia: default o reboot?
  • Quando la rabbia esplode.

Antirazzismo

  • Lotta antirazzista nel territorio.

Internazionale

  • Palestina/Israele
  • Cina, il nuovo colosso “giallo”

Locale

  • Firenze: Conciatori resiste!

Rubriche

  • Filosofia e anarchia: un nuovo paradigma educativo
  • Scienza e anarchia: no alle centrali nucleari (prima parte

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Editoriale

RESISTENZA AL CAPITALE

Una crisi che non si lascia spiegare dalle normali statistiche  economiche ma che sembra dettata da una bussola impazzita dove economia reale, benessere e sicurezza economica, non corrispondono nemmeno lontanamente ai “buoni” propositi dell’alta finanza, ogni giorno più aliena e invisa a chi i numeri non se li mangia;
una crisi che ogni volta sembra la fine del capitalismo il quale, invece, torna a rigenerarsi più forte e più violento di prima;
teorie economiche che cercano di arginarne gli effetti negativi (teoria della decrescita, capitalismo sociale) senza mettere in discussione le cause profonde che  lo alimentano come la proprietà dei mezzi di produzione, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e il valore di scambio delle merci
più importante del loro valore d’uso:
tutto questo ci pone ancora una volta davanti al dilemma concreto della “resistenza al capitalismo”.
Quali forme, quali teorie ma soprattutto quali prassi adottare, sperare, per una vera resistenza che mostri forme diverse e umane dell’organizzazione del lavoro e della vita, al riparo da ragioni di
profitto utile per pochi e straziante per tutti.
Oggi più che mai è necessario interrogarsi su quali alternative costruire. Non ci si può più esimere dal creare continuamente, accanto alle lotte per i diritti fondamentali di ogni persona,  forme diverse di autorganizzazione e autogestione nell’ambito del nostro quotidiano.
Varie  insorgenze, a varie latitudini – da Oaxaca alla Grecia, dalla Val Susa alla Cisgiordania – presentano, nella loro peculiarità, delle caratteristiche o degli elementi libertari. Parole d’ordine si diffondono ormai in molti movimenti, anche di stampo non libertario, come autogestione, autorecupero e autorganizzazione. In particolare alle tante lotte in America Latina, che vedono coinvolte in modo trasversale milioni di persone appartenenti a diversi settori sociali. Si pensi ai dialoghi che abbiamo avuto con i ragazzi del campo Rom di Pisa quando ci hanno detto a più riprese: “Noi
possiamo chiedere un progetto di autorecupero e le case le rimettiamo a posto noi”. Si pensi agli scioperi dei migranti a Nardò (Salento) questa estate
e la lista  potrebbe continuare a lungo passando per Israele dove, sull’onda lunga degli Indignati spagnoli e delle rivolte del Maghreb, si sono sviluppati movimenti dal basso auto-organizzati.
Molti movimenti, nel panorama internazionale sembrano rifiutare sempre di più le logiche partitiche, certo … molte  coscienze individuali,  ancora non si sono interrogate a fondo su capitalismo- anticapitalismo, statalismo – antistatalismo etc., altrimenti sicuramente sarebbero già emerse in maniera diffusa molteplici forme di lotta sociale rivoluzionaria, tuttavia i
presupposti per la costruzione di un altro sistema di relazioni umane e di gestione della cosa pubblica sembrano mettersi in moto…
Dobbiamo resistere un minuto di più di lorsignori per non dare al Capitale e ai politici di tutte le risme il tempo di re-inventarsi il modo di mantenersi al potere, consapevoli che ogni crisi capitalistica appartiene al funzionamento stesso del sistema e non ne costituisce nessuna anomalia come ci vorrebbero dare a bere.
Complessivamente l’Italia rispetto ad altri paesi, nonostante alcune lotte radicali e significative, vede persistere con più forza fattori che non aiutano lo sviluppo di lotte “rivoluzionarie”. Ne sono un esempio la presenza di certe logiche di potere spesso
riproposte anche da gruppi politico-sociali che si forgiano nelle lotte  dal basso a cui, almeno sulla carta, non dovrebbe interessare di insediarsi al posto di comando. Invece anche nei movimenti di opposizione perdura e si riproduce il concetto di egemonia dirigente, cioè la sempre nefasta – per quanto spesso velleitaria – volontà di imporre una linea unica di comando, con un alienante, deprimente e disgregante calcolo politicista nelle relazioni fra i diversi soggetti in campo sulla base dei rapporti di forza. Come anarchici ed anarchiche ci battiamo perché queste concezioni vengano sostituite, ovviamente in modo dialettico-progettuale e non demagogico, con il concetto di pluralismo e di sintesi, con delle pratiche che mettano al centro il protagonismo diretto di tutte e tutti, senza gerarchie, deleghe burocratiche e decisioni calate dall’alto.
Questa concezione autoritaria a  nostro avviso si lega anche ad un altro
aspetto, il continuo ricercare, da parte di vari movimenti, il riconoscimento di istituzioni o l’alleanza con forze istituzionali che
si preparano a concorrere per governare, senza impegnarsi nel costruire un’ altra
gestione e organizzazione socio-politica.
Speriamo che una costante e rinnovata metodologia anarchica e libertaria
possa contribuire a scardinare alcuni elementi strutturali del potere che persistono anche nelle relazioni interpersonali, fra la gente in lotta, e non necessariamente solo fra istituzioni dominanti e cittadini dominati.
Questo il tema che la redazione di Kronstadt decide di affrontare in questo numero, in attesa di un autunno veramente caldo, la cui
resistenza si consumerà nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle case dove il capitalismo mostra la sua faccia più reale: la miseria e la perdita di ogni falsa sicurezza sociale che
faceva credere di poter, almeno a qualcuno, garantire.

Kronstadt Anarchico Toscano