Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Sciopero dei migranti a Nardò (Lecce)

Giovedi 30 luglio un gruppo di lavoratori migranti ospitati nella masseria Boncuri a Nardò in provincia di Lecce, ha dato via ad uno sciopero per denunciare le condizioni di sfruttamento lavorative conseguenza del sistema del caporalato che da sempre si interpone tra i lavoratori e le aziende del territorio. I lavoratori, ospitati all’interno di un campo gestito dall’associazione Finis Terrae e dalle Brigate di solidarietà attiva, si sono fin da subito autorganizzati individuando dei portavoce delle diverse comunità presenti nel campo.

Le principali rivendicazioni dei braccianti sono state enucleate in un documento. Tra i principali punti vi è l’aumento della paga a 6 euro a cassone per i pomodori grandi e a 10 euro a cassone per i pomodori piccoli (la paga prima dello sciopero era di 3 euro euro per il cassone grande e 5 euro per il cassone piccolo), la regolarizzazione dei contratti di lavoro e la rivendicazione di un rapporto di lavoro diretto con i proprietari dei campi.

I primi giorni di sciopero sono stati caratterizzati da un servizio notturno di vigilanza, organizzato dai braccianti in sciopero, per incoraggiare coloro che non volevano aderire allo sciopero, a prendervi parte rifiutando di andare a lavorare nei campi, e dalla creazione di una cassa di resistenza organizzata per sostenere lo sciopero dei lavoratori.

Giovedi 4 agosto dopo 6 giorni di sciopero i lavoratori hanno deciso di organizzare un presidio sotto la prefettura di Lecce. Dall’incontro con il viceprefetto di Lecce i lavoratori sono riusciti ad ottenere: l’impegno da parte delle istituzioni ad effettuare controlli nei campi per ostacolare il fenomeno del caporalato, la creazione di un servizio di trasporti che accompagni i lavoratori ai campi e la convocazione di un tavolo di contrattazione con le istituzioni e le aziende, fissato per lunedi 8 agosto.

Oggi ha avuto luogo il suddetto tavolo di contrattazione. Al tavolo erano presenti la Provincia di Lecce, la Regione Puglia, COLDIRETTI, Prefettura di Lecce, FLAI CGIL Lecce, FLAI CGIL PUGLIA, CGIL lecce, Comune di Nardò, delegazione di lavoratori (12 lavoratori), Finis Terrae, Brigate di solidarietà attiva. I lavoratori, che hanno ribadito le loro richieste, non hanno avuto una risposta positiva da parte delle istituzioni le quali hanno espresso la non intenzione di stanziare soldi per il sistema di trasporti in comune richiesto dai lavoratori. Ma le cose più gravi riguardano i punti relativi alle aziende, che non erano presenti al tavolo, ed al contrasto del sistema del caporalato.

A riguardo le istituzioni hanno affermato di non disporre di un elenco delle aziende del territorio e, ancora più grave, hanno praticamente negato la presenza strutturale del fenomeno del caporalato, affermando a riguardo che si tratta di un costume dei migranti, non legato alle aziende italiane.

Al termine del tavolo i lavoratori hanno indetto un presidio permanente sotto la prefettura, presidio che però non ha avuto luogo poiché è stato concesso un ulteriore tavolo questa volta in Regione, fissato per domani alle ore 15h a Bari.

Giorno 9 agosto alle ore 15h si è tenuto presso l’assessorato all’agricoltura regionale un nuovo tavolo per discutere della vertenza caporalato partita dalle iniziative di lotta nel territorio di Nardò.

Al tavolo erano presenti: Coldiretti, Coopagri, FLAI CGIL, FAI CISL, UIL, l’assessore al welfare Gentile e l’assessore alle risorse agroalimentari Stefano.

Tra gli impegni presi dalle istituzioni vi è:

– la sensibilizzazione di tutte le parti in causa ad utilizzare le liste di prenotazione per l’avvio dei lavoratori istituite in via sperimentale presso il centro per l’impiego di Lecce e Nardò. Le aziende che si avvarranno di detti lavoratori potranno usufruire del trasporto pubblico appositamente istituito per detta campagna il cui costo a carico del pubblico e qualora viene richiesto un tichet questo sarà a carico delle aziende.

– l’impegno della Regione a prevedere per le aziende che privilegiano la stabilizzazione occupazionale degli OTD e che assumono lavoratori attraverso le liste di prenotazione incentivi utili a rendere operativa la prassi individuata.

– l’istituzione presso la Regione di una commissione composta dalle parti sociali e gli organi ispettivi, con il compito di monitorare e programmare azioni di contrasto al lavoro nero ed evasioni contributive, fiscali e contrattuali.

I punti ottenuti secondo i lavoratori sono ancora insufficienti. I braccianti chiedono difatti un provvedimento legislativo contro il caporalato che possa eliminare definitivamente tale fenomeno. Secondo i braccianti fino a quando tale provvedimento non verrà attuato la creazione dei centri per l’impiego e l’utilizzo delle liste saranno vanificati, in quanto i caporali continueranno ad essere i diretti intermediari tra i lavoratori e le aziende.