Kronstadt

Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Dalla Palestina

Pubblicato da gianluca.caputo il 17 - marzo - 2011

di Alex

Gaza imprigionata

Nella Striscia di Gaza, enorme campo di concentramento per volontà dello Stato d’Israele, la gente ha solidarizzato con entusiasmo con la rivolta in Egitto contro l’autocrazia, autocrazia da tempo in combutta con i governi israeliani e armata dagli USA. Tuttavia è presente anche angoscia fra la popolazione, angoscia per una condizione di ulteriore isolamento della Striscia a seconda degli accadimenti nella terra delle piramidi: i tunnel e il valico di Rafah ( al confine fra Gaza ed Egitto) dai quali passa un minimo di approvvigionamento energetico, alimenti e medicinali, erano stati bloccati, poi sono stati riaperti, ma le incognite e le paure sono numerose. A Gaza la situazione continua ad essere critica sotto tutti gli aspetti, in particolare è insufficiente il carburante per produrre l’energia elettrica che fa andare avanti gli ospedali, si profila una ulteriore catastrofe umanitaria che va a sommarsi agli effetti dell’operazione genocidiaria “Piombo Fuso” realizzata dallo Stato israeliano due anni fa. Come abbiamo sottolineato più volte su questo foglio, la popolazione di Gaza resiste coraggiosamente ma la situazione è sempre più drammatica, si teme per un altro massacro da parte dell’apparato militare israeliano.

La maggior parte della gente di Gaza non può uscire da questa stretta striscia di terra, la più estesa prigione a cielo aperto del mondo, e la maggior parte degli adulti non ha possibilità di lavorare. 800.000 persone, più di metà della popolazione, sono bambini. La gente è ancora in lutto a causa dei criminali attacchi dell’ esercito israeliano dell’inverno 2009, quando 1400 persone sono state assassinate, e tra queste 350 bambini, con immani devastazioni. E l’aviazione israeliana continua con i raids uccidendo, ferendo e distruggendo.

Lotta congiunta, popolare e autorganizzata nella West Bank

In Cisgiordania prosegue l’Apartheid neocolonialista israeliano mediante la realizzazione di una barriera che si estende per centinaia di chilometri (ultimata dovrebbe superare i 750 Km, e’ costituita da un muro in cemento alto 8 metri, fossati, filo spinato e recinzione elettrificata con telecamere e postazioni di cecchini), con la confisca di terre e sorgenti d’acqua dei villaggi palestinesi, l’impossibilità per i palestinesi di spostarsi liberamente da una località all’altra mediante la militarizzazione delle vie di comunicazione, la distruzione di abitazioni e campi coltivati, il tutto secondo una piano di pulizia etnica e colonizzazione, con uccisioni, ferimenti e arresti. Ma la lotta dal basso anti-segregazione e anti-occupazione non si arresta davanti alla criminale repressione:

*Sono passati sei anni da quando gli abitanti di Bil’in – villaggio palestinese cuore della resistenza dal basso non violenta – insieme ai loro compagni israeliani e internazionali, hanno iniziato a mobilitarsi costantemente – con marce e azioni dirette – contro il Muro dell’Apartheid e la confisca delle loro terre. Sono trascorsi più di tre anni da quando la Corte Suprema d’ Israele ha stabilito che il percorso del Muro doveva essere cambiato il più presto possibile: “il popolo di Bil’in ha aspettato abbastanza”. Il Comitato Popolare di Bil’in contro il Muro e gli insediamenti ha organizzato venerdì 18 febbraio una celebrazione dei sei anni di lotta. Gli abitanti del villaggio, insieme a molte centinaia di loro sostenitori – venuti da tutta la Cisgiordania, da Israele e da tutto il mondo – hanno marciato ancora una volta verso le terre sequestrate al di là del Muro. Il corteo, accompagnato da musica e con simboli contro l ‘apartheid e gli USA, è riuscito ad avvicinarsi al recinto di separazione nonostante i lacrimogeni e gli spruzzi di acqua fetida lanciati dall’esercito israeliano. “I giovani sono riusciti a tirare giù il recinto esterno in un paio di punti e ad andare oltre. Poco dopo l’esercito ha attraversato il muro spalleggiato da lanci di gas. Alcuni manifestanti sono riusciti a restare a contatto con i soldati, impedendo ai giovani di tirare sassi su di loro. Più aumentavano i manifestanti che pressavano i soldati,

più sono aumentate le sofferenze da inalazione di gas ed i rischi di essere colpiti dalle granate sparate da breve distanza direttamente sul corteo. I soldati hanno persino sparato sulle ambulanze impegnate nel trasporto delle vittime delle inalazioni di gas letali. Durante il confronto diretto con i soldati, un manifestante ha scritto con lo spray uno slogan contro il muro sullo scudo di un militare e altri due manifestanti sono stati arrestati (uno falsamente accusato di lancio di pietre, poi entrambi in giornata rilasciati). Quindi i manifestanti hanno sciolto la manifestazione e sono tornati indietro con la maggior parte dei giornalisti. Ma i soldati sono rimasti là, per cui i giovani hanno cercato di spingerli alla ritirata sottoponendoli ad un fitto lancio di pietre. Per tutta risposta tre soldati hanno sparato in corsa proiettili veri calibro 0,22, per poi andarsene. Un ragazzo di 17 anni è rimasto ferito”. I media israeliani hanno poi mentito sull’accaduto dicendo che il giovane ferito avrebbe minacciato i soldati con un’arma appuntita.

*“Verso le 9 del mattino di venerdì 28 gennaio, due gruppi di coloni armati hanno marciato attraverso Beit Umar, villaggio palestinese. I coloni hanno sparato e ferito due giovani palestinesi: Bilal Al-Qador è stato colpito a un braccio e Yousef Ikhlay è stato colpito in testa. Quest’ultimo è morto più tardi durante la notte all’ospedale di Hebron.

Yousef non ha mai perso nessuna delle manifestazioni settimanali contro l’insediamento dei coloni israeliani di Karmei Tzur che è costruito su un terreno della sua famiglia. Era anche un assiduo volontario per il Progetto Solidarietà Palestina. A seguito della sua uccisione una marcia funebre enorme si è tenuta a Beit Umar il sabato. Migliaia di persone hanno marciato verso la strada principale bloccandola per oltre un’ora. L’esercito israeliano ha invaso il villaggio e ferito decine di persone.

L’ uccisione di Yousefs è stato denunciata a Jaffa ( cittadina a pochi chilometri da Tel Aviv, n.d.r. ) il sabato notte in una prima manifestazione programmata contro gli insediamenti israeliani.”

*L’11 Gennaio Jonathan Pollak di Anarchici Contro il Muro ha iniziato un periodo di tre mesi di reclusione nella prigione Hermon, nel nord d’Israele. “L’accusa formale è riunione illegale ma la vera ragione per cui è in carcere è che lui è intransigente nella resistenza all’oppressione dello stato israeliano. Prima di essere condannato Pollak ha dichiarato in tribunale che l’unica cosa per cui si rammarica è “non fare di più” per cambiare la situazione insostenibile degli abitanti di Gaza, e per far cessare il controllo d’Israele sui palestinesi. Questo caso dimostra che il sistema giudiziario utilizzerà il carcere per sopprimere il dissenso politico anche nei confronti di attivisti ebrei relativamente privilegiati (rispetto ai palestinesi n.d.r). Questa repressione di solito prende la forma di un’abitudine a scendere a compromessi con lo Stato e le sue istituzioni in innumerevoli modi. Rifiutando di pentirsi e anche di fare appello per il suo caso, Pollak resiste a questa sistematica forma di repressione. L’importanza di tali azioni è che hanno un potenziale che può essere davvero rivoluzionario. Rifiutando di accettare le convenzioni politiche e giuridiche per quello che è successo a lui, si può realizzare un cambiamento molto significativo. Il successo della sfida di Jonathan al sistema giuridico dipenderà dal fatto che questo ispiri altri a fare lo stesso e ad unirsi alla lotta in cui si è impegnato.” Egli apprezzerebbe ricevere lettere in carcere,

*Il primo gennaio Jawaher Abu Rahma attivista palestinese del comitato di villaggio di Bil’in – sorella di Bassem Abu Rahma, colpito a morte da un candelotto di gas lacrimogeno sparato ad alta velocità durante una manifestazione il 17 aprile del 2009 – è stata uccisa per avvelenamento da gas lacrimogeni sparati dall’esercito israeliano durante una manifestazione contro il Muro dell’Apartheid.

Mohammed Khatib, membro del Comitato Popolare di Bil’in ha dichiarato: “Siamo scioccati e furiosi per la brutalità d’ Israele, che ancora una volta è costata la vita di una pacifica dimostrante, la risposta letale e disumana d’ Israele alla nostra lotta non passerà. All”alba di un nuovo decennio è il momento che il mondo chieda conto ad Israele delle sue responsabilità per porre fine all’occupazione “.

L’avvocato Michael Sfard, che rappresenta il villaggio in un ricorso contro il Muro ha aggiunto: “Un figlio è stato ucciso da un proiettile … una figlia soffocata dal gas, due manifestanti coraggiosi contro un regime che uccide gli innocenti e non indaga sui suoi criminali. Non resteremo passivi, noi non ci arrendiamo, noi non risparmieremo alcuno sforzo fino a quando i responsabili non saranno puniti. E lo saranno. ” (1)

Dunque la gente dei villaggi continua a ribellarsi e a lottare contro l’infame Apartheid assieme al movimento degli Anarchici Contro il Muro, assieme ad altri gruppi pacifisti israeliani e assieme agli attivisti solidali internazionali.

Repressione delle lotte dal basso da parte di Fatah e Hamas

Ma la repressione è anche interna. Quando le popolazioni della Palestina hanno cercato di manifestare a fianco delle sorelle e dei fratelli egiziani contro l’autocrazia di Mubarak, i poteri confliggenti di Fatah e Hamas, ma ugualmente antipopolari e liberticidi, hanno represso violentemente le mobilitazioni dal basso per la libertà e la giustizia sociale.

La collaborazionista Autorità Palestinese ha manganellato e arrestato chi ha solidarizzato con la rivolta in Egitto perché il regime egiziano rappresenta da tempo un importante interlocutore per Israele nell’area mediorentale, Abu Mazen nega la libertà d’espressione alla gente della Cisgiordania.

Allo stesso modo la polizia della fondamentalista Hamas ha arrestato e percosso i giovani che manifestavano in favore delle mobilitazioni egiziane anti-regime.

Il fatto è che – al di là dei vari tatticismi politici – anche in Palestina chi governa teme le manifestazioni autorganizzate che mettono o possono mettere in vario modo in discussione l’ordine costituito, e le reprime. In un clima generale d’insorgenza sociale nel Maghreb e in Medioriente (con i dittatori Ben Alì e Mubarak cacciati dalle classi subalterne in rivolta), questi moti sociali potrebbero infiammare ulteriormente la situazione anche a Gaza e nella West Bank.

Al centro degli interrogatori subiti dai manifestanti arrestati, la richiesta incessante e opprimente di informazioni sull’ “identità” del nuovo acerrimo nemico di tutti i governi arabi: Internet e i social network, cioè stiamo parlando della paura da parte dei poteri costituiti che la gente possa comunicare dal basso e in autonomia infrangendo le barriere predisposte dai governanti, sviluppando opposizione e alternativa sociale.

Omar Barghouti, analista politico palestinese indipendente e uno dei fondatori del Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel (Pacbi) – il boicottaggio accademico e culturale d’Israele – ha così tratteggiato la situazione fra Gaza e Cisgiordania:

” Hamas e Fatah concordano in così poco, e quell’unico piccolo denominatore comune è la repressione del dissenso e la repressione della libertà”

BDS (2)

Il PSCABI (Palestinian Student Campain for the Academic Boycott of Israel) composto da studenti palestinesi, artisti, intellettuali, insegnanti, e individualità di varia collocazione politica, ha lanciato una campagna Anti-Apartheid a partire dal 7 marzo in tutto il mondo (IAW – Israeli Apartheid Week). Lo scopo della IAW è d’ informare le persone riguardo la natura d’ Israele come un sistema di Apartheid e costruire campagne di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni come parte del movimento globale BDS, la campagna chiama ad una forte mobilitazione internazionale diretta, dal basso e diffusa.

Lo storico israeliano antisionista Ilan Pappè recentemente ha scritto: “E’ tempo ora per tutti quelli che hanno fatto sentire la loro voce DOPO il massacro di Gaza due anni fa, di farla sentire ADESSO, e cercare di evitare il prossimo”.

Gli organizzatori della IAW sottolineano come l’esempio delle vicine rivolte sociali in Tunisia ed Egitto, alimentino la speranza perché possano aprirsi nuovi scenari di auto-emancipazione, di libertà e vita anche per le popolazioni palestinesi dei Territori Occupati e come queste insorgenze diano un grande slancio alle stesse campagne BDS.

A Tel Aviv davanti all’ambasciata USA ci sono state di recente proteste da parte degli Anarchici Contro il muro e altri attivisti anti-apartheid per la complicità del governo a stelle e striscie con la politica israeliana degli insediamenti coloniali. Forte è stato l’appello, con striscioni, cartelli e slogan contro l’occupazione e per la campagna BDS!

*(1)Notizie riprese dal sito degli Anarchici Contro il Muro: www.awalls.org e da A infos: http://www.ainfos.ca/it/ .

Per sostenere gli Anarchici Contro il Muro: www.awalls.org

(2)Boicottaggio,Disinvestimento e Sanzioni

Altre fonti, si veda:

www.peacereporter.net

www.apartheidweek.org

www.pacbi.org

www.bdsmovement.net

http://guerrillaradio.iobloggo.com/

http://www.bilin-village.org/

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Kronstadt Anarchico Toscano è un coordinamento di gruppi anarchici a Pisa, Siena, Volterra e Firenze. Le sedi principali sono a Pisa (vicolo del Tidi 20) e Volterra.

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