immagine-artNon sono bastati secoli di colonizzazione, orribili genocidi, dominazione economica e tentativi di egemonia culturale a zittire la voce e annebbiare il pensiero di uomini, donne e culture dell’America Latina.
In Messico, ed in particolare negli Stati della federazione in cui la percentuale di popolazione indigena è maggiore, queste voci, queste culture e questi movimenti gridano sempre più forte.
Infatti nello Stato di Oaxaca, nel sud della federazione, il terzo più povero di tutti gli stati messicani, non è bastata la repressione verso il movimento popolare sviluppatosi nel 2006, non è bastato il quotidiano sistema di emarginazione dalla vita economica, politica e sociale di centinaia di migliaia di individui, non sono bastati gli attacchi di paramilitari a comunità indigene come ad esempio nella zona Triqi, ma non sono bastate neanche le promesse elettorali di un “nuovo” governatore Gavino Cué.
L’attuale governatore di Oaxaca, leader di una coalizione che va dai social-democratici del Partito de la Revolucción Democrática, fino ai reazionari del Partito di Acción Nacional, partito al quale appartiene anche il presidente della repubblica Calderón, è salito al potere dopo decenni di dominazione incontrastata del Partito Rivoluzionario Istituzionale, ma nonostante le promesse elettorali, la violenza, le rivendicazioni per i diritti umani e le istanze sociali nello stato permane una molteplicità di problemi che si acutizzano di volta in volta.
Gustavo Esteva, intellettuale oaxaqueño, afferma in un suo articolo che il movimento viene sempre più costretto in un “callecon sin salida”, a causa, in primo luogo, del ciclo di violenza a cui vari settori sociali sono quasi quotidianamente sottoposti (1). Il 15 febbraio si è sviluppata una forte repressione anche verso il movimento che stava protestando contro una visita ufficiale del presidente Calderón(2) .Questo episodio ha riportato alla mente il 2006, quando il governo ha sferrato ferocissime repressioni causando morti in varie occasioni, centinaia di feriti e decine di arresti.
Ma molte organizzazioni stanno esercitando pressioni sul governo affinché vengano attuate riforme e cambiamenti radicali da diversi punti di vista per quanto riguarda la partecipazione cittadina alla vita pubblica.
In particolar modo sembra rilevante sottolineare come il processo di creazione dell’autonomia indigena continui ad avanzare.
Si è tenuto in questi giorni il forum statale delle autorità e delle comunità indigene di Oaxaca in località Guelatao, nella sierra Juarez. A conclusione di questo incontro hanno chiesto, non tanto di ottenere il riconoscimento della loro presenza in organi politici già esistenti, quanto il riconoscimento delle loro forme di auto-organizzazione e auto-gestione delle proprie comunità (3) come modalità di gestione dello spazio pubblico diversa da quella concepita dallo Stato e dalle forme rappresentative di democrazia. Sottolineando allo stesso tempo come l’autonomia sia un processo che le comunità applicano già nel loro quotidiano indipendentemente dal riconoscimento o meno del potere costituito.
Questo insegnamento e questa continua forza che dal basso viene strutturandosi come una delle alternative per il riscatto sociale di milioni di individui sono una costante nel panorama messicano, ma anche in quello latinoamericano più in generale.
Berni
Riferimenti
1)Esteva, G., ¿Callecón sin salida?”, 02/21/2011. Reperibile al link: http://www.jornada.unam.mx/2011/02/21/index.php?section=opinion&article=025a1pol
(2) Leggi il comunicato di Comité de Defenza Ingegral de Derechos Humanos “Heridos y confrontación social deja visita de Felipe Calderón a Oaxaca “, 16/02/2011. Reperibile al link: http://www.codigodh.org/2011/02/16/heridos-y-confrontacion-social-deja-visita-de-felipe-calderon-a-oaxaca/
(3) Matias, P. “Exigen cambio de modelo político, económico y social en Oaxaca”, 01/04/2011. Reperibile al link: http://www.proceso.com.mx/rv/modHome/detalleExclusiva/88711