Questa mattina circa 1000 studenti delle varie scuole di Livorno sono scesi in piazza per il corteo organizzato dal Coordinamento Studentesco Livornese.Mentre il movimento studentesco in tutto il paese sta dando una grande prova di forza per ottenere il blocco del DDL Gelmini per l’università, attualmente in discussione al senato, anche nella nostra città, ancora una volta gli studenti sono scesi in piazza decisi e uniti per lottare contro la politica del governo.Il corteo ha attraversato il centro della città, e uno striscione è stato appeso sulle scalinate del comune, anche in segno di protesta nei confronti del sindaco e delle forze di polizia che avevano impedito la sua esposizione qualche settimana fa durante un corteo studentesco notturno.La manifestazione è proseguita raggiungendo l’incrocio tra viale carducci ed il tratto urbano dell’aurelia. Leggi tutto »
Archivio per novembre, 2010
Corteo Studentesto a Livorno: occupata Aurelia e Provveditorato
Cineforum: immagini e voci dal messico ribelle
Da Veltrusconi a Veltracchionne
Da COMIDAD del 23/09/2010
I media nei giorni scorsi hanno celebrato l’evento: Walter Veltroni ha finalmente rotto il silenzio. In realtà, già da molto prima di questa presunta rottura del silenzio, Veltroni aveva già rotto le scatole in ogni modo all’attuale segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani. Sebbene oggi i media presentino il ritorno dell’ex segretario come quello di un Cincinnato, Veltroni non si è mai fatto veramente da parte ed ha continuato a comportarsi come se il capo fosse ancora lui, con gli atteggiamenti del padrone in viaggio che ogni tanto dà le istruzioni per telefono al maggiordomo; infatti ha continuamente lanciato a Bersani messaggi e avvertimenti che tendevano a screditare e boicottare ogni suo tentativo di ricucire le alleanze a sinistra. L’ottobre dello scorso anno, al super-privatizzatore Bersani era persino capitato di sentirsi ammonire da Veltroni a non ricadere in tentazioni socialiste.
L’attuale documento veltroniano, già firmato da settantacinque parlamentari del PD, ha il suo punto forte nella proposta – già di Mussolini ed Hitler, oltre che di Agnelli e Marchionne – del superamento dei conflitti sociali per giungere ad un “patto tra produttori”. La cosa ha un suono abbastanza grottesco se si considera che Bersani, notoriamente, non è mai stato un leader operaio, ma una sorta di sicario della piccola e media impresa emiliano-romagnola, e i vari decreti Bersani la dicono lunga su quali interessi voglia servire l’attuale segretario del PD. Il senso della linea veltroniana non è quello di spingere Bersani più a destra di quanto già non sia, ma di colpire proprio il suo radicamento territoriale. Non si tratta quindi per Veltroni di proporre una sudditanza operaia agli interessi padronali che Bersani già avalla e promuove da sempre, ma di chiarire che gli interessi padronali da privilegiare non sono quelli vincolati al territorio italiano. Leggi tutto »
Vertenza al San Raffaele di Milano. HSR e Laboraf.
di Angelo e Giulio
L’anno che sta per finire è stato un anno all’insegna della lotta all’´Ospedale San Raffaele di Milano e al Laboraf, laboratorio di analisi dell´Ospedale esternalizzato nel 2001 che oggi occupa oltre 100 lavoratori.
Già alla fine dell´anno scorso era iniziato un conflitto a bassa intensità con numerose assemblee di reparto, inerenti le condizioni di lavoro specificatamente sul tema degli organici, assemblee che avevano visto protagonisti numerosi lavoratori. Queste assemblee ovviamente si accompagnavano e non sostituivano le assemblee generali dei lavoratori, ma hanno permesso di monitorare la grave carenza di organico che non permetteva la giusta turnazione, i riposi ed a volte nemmeno di coprire i minimi previsti in caso di sciopero. Da queste assemblee sono scaturite numerose segnalazioni inviate anche per iscritto dai lavoratori sia alle varie direzioni (sanitaria e del personale) che alle organizzazioni sindacali, per denunciare le condizioni di lavoro di un dato reparto ad una tale data. Anche su questo piano le trattative non sempre sono state soddisfacenti e anche quando si sono raggiunti accordi l’amministrazione ha fatto di tutto per non attuarli o rinviarne l´attuazione. Leggi tutto »
Scienza e Anarchia: gli esperimenti eugenetici nel lager nazisti
Il razzismo e la xenofobia nella nostra società dilagano e hanno raggiunto dei livelli altissimi.
Parte di questo fenomeno è sempre esistito in una fase latente e si è acuito, e quasi mai lenito,
dalla fase storica del nazifascismo, parte è invece indotto dagli schiavisti che ci governano sia
per beceri motivi economici sia per il tentativo di costruzione di una fantomatica identità
“italiota” totalmente illogica e forviante in una società multietnica come quella odierna. Leggi tutto »
Kronstadt, Ottobre 2010
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SOMMARIO
Precariato
- FIAT: Da Veltrusconi a Veltracchionne
- Storia di ordinaria resistenza
- Senza scomodare la pedagogia libertaria. Lotte dei precari a scuola
- Vertenza al San Raffaele di Milano. HSR e Laboraf.
- Primo sciopero generale del governo Zapatero
AntiFascismo
- Casa Pound a Siena. Non c’è mai da star tranquilli
- Aberrazioni neofasciste a Volterra
- Contro tutti i fascismi
- Per un poggio libertario
- Corea del Nord, uno stato di terrore
- La Germania alla riscossa?
- Di cosa Hamas ha veramente paura
Comunicati
- Livorno: Documento all’assemblea contro i CIE
- Contro la costruzione di un CIE in Toscana
- Contro lo sviluppo militare dell’aeroporto di Pisa
Cultura
- Poesia come arma anarchica
- Scienza e Anarchia: Esperimenti eugenetici nei Lager Nazisti
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Editoriale
CONTRO IL MILITARISMO, CONTRO LO SFRUTTAMENTO, CONTRO IL RAZZISMO
Parate come quella che celebra ogni anno la Brigata Paracadutisti Folgore assieme alle autorità civili a Livorno per l’anniversario della battaglia di El Alamein, sono kermesse militariste che celebrano la rapina e lo sfruttamento che subiamo quotidianamente.
Contro la barbarie capitalistica occorre opporsi dal basso e autorganizzati, reagire ai tagli, ai licenziamenti, a quella “cultura della miseria” che, secondo il padrone della FIAT Marchionne spalleggiato dal potere politico, i lavoratori dovrebbero accettare per lavorare in nome della “competitività” e dei “necessari sacrifici in tempo di crisi”, mentre i padroni sempre più si arricchiscono e lo stato spende cifre colossali per gli armamenti e la guerra.
Lo stato e i suoi apparati allestiscono feste nostalgiche in cui si sfoggiano quelle stesse armi e strumenti di morte utilizzati nelle missioni all’estero, e che adesso sono impiegati nella guerra di aggressione in Afghanistan. I militari italiani sono presenti in numerosi conflitti in diversi paesi del mondo. Quelle che chiamano “missioni di pace” o “missioni umanitarie”, sono invece interventi armati e guerre di aggressione, per far valere gli interessi del governo italiano e dei suoi alleati, per garantire lauti guadagni all’industria bellica ed in generale ai poteri economici che traggono profitto dalle guerre, dalle ricostruzioni, e dal controllo di determinate zone del mondo.
Un esempio fra tutti: di recente è stato firmato l’accordo quadro per la realizzazione del gasdotto che porterà gas dal Turkmenistan a India e Pakistan. Il gasdotto transiterà dalla zona presidiata dai militari italiani e, guarda caso, l’ENI si prepara a diventare uno dei principali realizzatori-fruitori dell’opera.
Ma la guerra in atto è anche interna, è la guerra ai lavoratori, ai disoccupati, agli studenti.
I profitti dei padroni crescono mentre, con la scusa della crisi, si cancellano posti di lavoro. Si parla di sacrifici mentre miliardi e miliardi di euro vengono destinati alle spese militari.
La guerra interna è la guerra dichiarata alle persone immigrate, portata avanti con criminalizzazione, segregazione nei Centri di Espulsione, retate, ronde ed altri provvedimenti razzisti volti a deviare ogni malcontento. E’ la guerra al dissenso, ad ogni opposizione sociale, una guerra vera, fatta con l’esercito armato nelle strade, con le cariche di polizia a studenti e lavoratori, con la repressione che colpisce i movimenti e chi lotta, con leggi liberticide contenute nel pacchetto sicurezza.
Questa guerra, sia sul fronte esterno che sul fronte interno, è pagata da chi vede peggiorare le proprie condizioni.
Da chi viene sfruttato sul lavoro, da chi lavoro non ce l’ha, da tutti coloro ai quali viene detto che bisogna sacrificarsi perché la crisi economica è ancora lunga, mentre per l’apparato militare e per quello repressivo vengono spesi miliardi su miliardi di euro.



