Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

La crisi greca: espressione del debito sovrano capitalista

La crisi del Capitale c’è e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. “La sovraccumulazione di Capitale è ormai arrivata a livelli insostenibili. Proprio per superarla, si sono prodotte bolle finanziare a ripetizione, che, una volta scoppiate, hanno riproposto la crisi su una base sempre più larga(1).

Una grande speculazione monetaria e finanziaria si è così abbattuta sulla Grecia. La drammaticità degli avvenimenti greci non è solo che un tassello di ciò che potrebbe accadere in Europa e nel resto dell’Occidente.

Iniziamo subito con alcuni dati.

Dal febbraio 2010 il governo greco guidato dal PASOK (movimento socialista panellenico) in “collaborazione” con il Fondo Monetario Internazionale ha attuato un programma che di fatto  ha: distrutto lo stato sociale, stravolto i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, praticamente abolito il sistema pensionistico pubblico.  L’attacco più pesante di questa manovra, all’incirca 6,5 miliardi di euro di tagli per tentare di ridurre il deficit dal 12,7% al 8,7%, si è concentrata sui salari degli impiegati pubblici(2). Altri dettagli sul “risanamento” del PASOK sono: il blocco degli stipendi fino al 2014, l’abolizione della tredicesima e della quattordicesima mensilità, l’aumento dell’IVA al 23%, l’età pensionabile a 65 anni e con 40 anni di contributi, le pensioni dei nuovi assunti decurtate del 50%(3). Le risposte a questi scempi sono stati diversi scioperi: il primo organizzato il 10 febbraio da ADEDY (unione dei sindacati degli impiegati pubblici), il secondo proclamato il 24 febbraio da GSEE (confederazione dei sindacati del settore privato) e il terzo indetto dal PAME (fronte sindacale operaio del Partito Comunista Greco KKE) il 05 marzo con duri scontri con la polizia, un ulteriore sciopero unitario di GSEE-ANDY è stato convocato l’11 marzo. Tutti  gli scioperi sono stati molto partecipati, hanno volutamente paralizzato il paese e hanno determinato duri scontri di piazza ma Papandreou ha continuato imperterrito con le manovre di tagli(4).

Lo sciopero che segna il passo è quello generale di 48 ore dei dipendenti pubblici indetto per il 05 di maggio. L’enorme partecipazione di massa a questo sciopero “ha messo in evidenza non solo la rabbia e la rassegnazione per ciò che si sta realizzando nel paese contro le classi economicamente più deboli, ma anche le carenze della società greca….Giorno dopo giorno cresce la rabbia, ma anche la conflittualità sociale.”(5); la rabbia è tale e tanta che moriranno tre impiegati di una banca: la Marfin Bank (scriverò più dettagliatamente di questi fatti alla fine dell’articolo). Pur con questi scioperi di massa il governo greco ha accettato le “misure di austerità” imposte dalla Unione Europea e dal FMI in cambio di un prestito di 110 miliardi di euro atto a “risanare la bancarotta greca”.

Analizziamo puntualmente alcuni parametri macroeconomici.

L’ingresso nel 2001 della moneta unica europea ha sì abbassato i tassi d’interesse e innescato un “boom economico”, ma tale sviluppo si è fondato sull’aumento delle spese delle famiglie che iniziarono a sottoscrivere mutui e prestiti(3). La Grecia ha un debito pubblico molto alto, pari al 120% del PIL, ma con un debito delle imprese del 50% contro la media europea del 100% e un debito delle famiglie del 40%, contro il 60% europeo. Secondo i dati forniti da George Pontikòs (responsabile internazionale del PAME) l’evasione è molto alta; infatti, quella delle 6.000 grandi industrie note è di 15 miliardi di euro, ed i profitti dell’alta finanza sono stati ingenti: “le finanze delle grandi banche sono aumentate di 275 miliardi di euro nel 2004 e di 579 miliardi di euro nel 2009; le industrie quotate in borsa nel 2009 hanno avuto profitti per 11,8 miliardi di euro; le compagnie off shore (con interessi in Grecia) che sono più di 10.000 scambiano più di 500 miliardi annui non tassati(6). Di fatto il programma del governo mira a tagliare le spese pubbliche, senza combattere evasione, para-economia e le spese militari, che in Grecia arrivano al 5% del PIL, circa il doppio rispetto alla media europea(7).

Secondo alcune stime della coalizione della sinistra SYNASPISMOS: la disoccupazione toccherà il 25% nel 2013 e il 60% nel 2016, il debito pubblico giungerà al 150% rispetto al PIL nel 2013.

Dati raggelanti e prospettive catastrofiche. Vediamo di fare una piccola analisi economica del perché di tutto ciò.

L’ultima crisi, iniziata con lo scoppio della bolla immobiliare Usa, all’inizio del 2008, non è mai terminata. Le cause non vanno ricercate in particolari avvitamenti economici ma nel sistema economico-politico tuttora dominante: il capitalismo.

Il capitalismo non subisce arresti improvvisi in quanto basato su crisi congiunturali e su fluttuazioni economiche cicliche, principalmente sui cicli di Kondratieff (un economista russo che partecipò alla rivoluzione e che a causa di alcune critiche alle politiche economiche di Stalin venne prima deportato in Siberia e poi fucilato) della durata di 50-60 anni e sui cicli egemoni, della durata di un secolo circa(8).

La crisi dei cicli egemoni ha storicamente condotto a guerre globali in cui avveniva sostanzialmente la sostituzione di una potenza imperiale ed imperialista con una altra; ad esempio nell’ultimo ciclo egemone si ha: la fine dell’imperialismo britannico e l’avvicendamento dell’imperialismo statunitense.

Nelle fasi discendenti dei cicli di Kondratieff i profitti della attività produttive diminuiscono, di conseguenza i capitalisti, che vogliono mantenere alti i profitti si rivolgono al mondo finanziario, cioè alla speculazione e tendono a spostare le attività produttive in zone in cui è possibile trarre maggiori profitti impiegando minor capitale e pagando minori salari (la tristemente famosa delocalizzazione). L’affermazione del neoliberismo economico negli anni ’80, con la conseguente privatizzazione dei servizi pubblici e la liberalizzazione di ogni settore non strategico, ha accelerato il processo di globalizzazione capitalistica con un utilizzo smodato della finanza e con un impoverimento generalizzato della classe proletaria e della classe media borghese e non. Le crisi finanziarie sono divenute molto frequenti: 1987 prima crisi delle borse, 1989 crollo dei risparmi, 1997 prima crisi finanziaria in Asia, 2001 caso Enron e crisi della net-economy, ecc.

Queste repentine crisi finanziarie hanno di fatto smentito le affermazioni dei liberisti in merito all’autoregolazione del mercato. La popolazione si trova spesso in gravi difficoltà perché ha vissuto e vive ancora a credito, molto al di là delle proprie possibilità innescando nel sistema un possibile collasso a causa del crescente e incontrollato uso del debito, a cui è corrisposta una base sempre più sottile di Capitale. Infatti, “la crisi di sovrapproduzione assoluta di capitale e di merci, manifestatasi come crisi finanziaria con lo scoppio della bolla immobiliare negli Usa, ha ora cambiato faccia e si presenta nella forma di crisi del debito sovrano, ovvero sotto forma di crescita incontrollata del debito e del deficit pubblico(9). Le banche quindi non sono riuscite a ricapitalizzare a sufficienza e hanno avuto bisogno di essere foraggiate con enormi masse di denaro liquido. Ecco come pensavano Obama e il potere centrale europeo di risolvere la crisi, facendola pagare direttamente al popolo con tagli di servizi sociali e aumento del costo della vita. L’immensa massa di liquidità, ovviamente virtuale, immessa dagli stati non solo non ha risolto la crisi, ma ha aumentato nel 2009 il numero di disoccupati di circa 50 milioni, rispetto al 2008, a livello mondiale(9) .

Queste forme di debito sovrano evidenziano l’impossibilità di avere e mantenere una crescita economica, determinano anzi la difficoltà di immettere sul mercato titoli di debito pubblico da parte di stati con struttura produttiva fragile (in termini capitalistici) con una evidente difficoltà di finanziamento dello stesso debito(10).

Molti paesi “più deboli” della zona Euro (Grecia, Portogallo, Spagna, ma anche Irlanda e Italia) hanno utilizzato in modo massiccio il modello del debito sovrano impoverendo le famiglie che hanno vissuto con un tenore di consumi molto al di là delle loro capacità di acquisto. Inoltre,  questo “modello” è stato importato da molti paesi “emergenti” nell’Europa dell’Est (Ucraina, Paesi Baltici, Romania) e nell’Asia Centrale (Kazakistan), che sono quasi al collasso(11). Nessuno si salva dal modello imperante del debito sovrano, neanche i “paesi avanzati”. Troviamo, infatti la Gran Bretagna con i più alti indebitamenti mondiali della finanza (202% del PIL) e delle famiglie (101%) e soprattutto gli Usa, che raggiungeranno nel 2010 un debito pubblico del 100% e nel 2011 un deficit dell’11%.

Allora come è possibile che stati più indebitati (ad esempio Stati Uniti, Italia) non siano già falliti? Perché il governo ellenico non può pagare il suo debito e la sua insolvenza coinvolge banche e assicurazioni di molte zone europee forti (Francia e Germania in particolare)(12).

Soffermandoci sull’Europa, è ormai chiaro anche ad economisti neo-keynesiani del calibro di Stiglitz e di De Cecco che il problema greco è in gran parte frutto di una “manovra speculativa condotta dalle grandi banche internazionali.”(13) e ai neo-marxisti come Giacché che: “l’Unione Europea non è in grado di impedire che si producano situazioni del genere. Questo perché c’è l’Unione monetaria, ma non c’è una politica economica integrata a livello europeo. E non può esserci, per un motivo ben preciso: perché una politica economica comune è impossibile in assenza di una politica fiscale comune. Ma le politiche fiscali dei Paesi dell’Unione sono tutt’altro che omogenee.(14).

L’eventuale “fallimento” della Grecia trascinerà molti paesi “deboli e periferici” della zona Euro (Spagna, Portogallo, Irlanda ma anche l’Italia) al collasso rendendo loro più oneroso il reperimento dei prestiti sui mercati e ha fatto percepire a livello massmediatico il rischio non solo della permanenza nell’area economica euro della Grecia e di altri paesi ma dell’esistenza stessa della moneta unica.

Quindi la UE ha due problemi: “uno, bloccare la debacle greca per impedire il crollo della moneta unica…due, salvare le proprie banche e le proprie assicurazioni(12).

Quali possibili soluzioni?

La crisi è congenita al capitalismo, come la concorrenza al monopolio…Tutte contraddizioni senza le quali esso perirebbe(1), c’è chi nel silenzio stampa più assoluto vuol “fare lavorare” il governo greco, chi come l’economista Lordon propone una razionalizzazione della finanza colmando il debito interno(15), noi come anarchici e anarchiche oltre al sostegno internazionalista ai lavoratori greci costruendo una opposizione sociale e politica non possiamo che asserire con i compagni e le compagne della FAI di Milano che: “l’unica via d’uscita prevede un cambiamento radicale del sistema economico dei paesi in cui vi sia un passaggio dal modello capitalistico ad uno basato sull’autogestione e sulla partecipazione comunitaria. L’unica strada percorribile può ammettere solo l’opposizione allo strapotere del capitale e, contemporaneamente, la proposizione e la pratica di nuove forme economiche mutualistiche svincolate dal capitale, ma in funzione esclusiva delle necessità umane.”(16).

Come ultima analisi parlerò brevemente degli avvenimenti del 05 maggio.

Lo sciopero del 05 maggio è stato “probabilmente, la più grande manifestazione di lavoratori dai tempi della fine della dittatura (più imponente persino di quella del 2001 che portò al ritiro del progetto di riforma delle pensioni). Stimiamo che vi fossero almeno 200.000 manifestanti nelle strade del centro di Atene, e circa 50.000 di più nel resto del paese(17) ma con l’aggravarsi della situazione sociale “…è riapparsa sulla scena una moltitudine proletaria simile a quella che aveva preso possesso delle strade nel dicembre 2008, …, ugualmente armata di asce, mazze, martelli, bottiglie molotov, pietre, bastoni, maschere e occhialini anti-gas(17). In questo scenario deve essere collocata la morte dei tre impiegati della Marfin Bank.

Infatti, “in questa banca posta nel cuore della città, il giorno dello sciopero generale, circa 20 impiegati siano stati costretti dal loro padrone a lavorare, chiusi a chiave nell’edificio «per garantire la loro sicurezza», e che tre di essi siano morti per asfissia. Inizialmente, una bottiglia molotov è stata lanciata attraverso un buco fatto nel vetro di una finestra al pianterreno…”(17). Le responsabilità della morte degli impiegati va ricercata sia nel direttore della banca Vgenopoulos “che ha affermato esplicitamente che chiunque non sarebbe venuto al lavoro oggi (giorno di sciopero generale) avrebbe fatto meglio a non presentarsi al lavoro domani.(18) sia in gruppi di giovanissimi “portatori di una violenza nichilista senza limiti e propugnatori di una “distruzione” che può coinvolgere anche il “capitale variabile” (i crumiri, gli “elementi piccolo-borghesi, i “cittadini rispettosi della legge”)(17).

La Sispirosi Anarchikon (Coalzione degli Anarchici) in suo comunicato condanna l’accaduto e se ne distacca tenendo a precisare che “gli anarchici in lotta non hanno nulla a che fare con alcuna triste gang. La loro partecipazione alle lotte sociali, presuppone innanzitutto e soprattutto la moralità, l’altruismo e l’autocritica. Non c’è nessuno tornaconto, né alcun benefit. Non usano lo slogan “ruba, rompi, devasta” come loro bandiera. Disprezzano e non si accompagneranno mai a nessuno che possa voler dominare…(19).

L’avvenimento della Marfin, inutile al movimento e non solutivo delle lotte, inasprirà sicuramente le misure da parte delle forze dell’ordine contro gli anarchici e gli autonomi ma non può determinare la criminalizzazione di un movimento politico-sociale ed “è molto probabile che gli anarchici e gli anti-autoritari organizzati cercheranno di isolare, sia politicamente che operativamente, queste tendenze.(17).

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Riferimenti bibliografici e sitografici

(1) Karl Marx, Il Capitale e la crisi, a cura di Vladimiro Giacché, DeriveApprodi 2009

(2) Rivista Eutopia – Gruppo dei Comunisti Libertari di Atene, Atene: palestra d’anarchia, Umanità Nova, 21 marzo 2010

(3) (a) Ettore Livini, Atene vara una manovra da 30 miliardi, la Repubblica, 03 maggio 2010

(b) Michelangelo Cocco, C’era una volta la Grecia, il manifesto 09 maggio 2010

(4) Pavlos Nerantzis, Il paese paralizzato da 48 ore di sciopero, il manifesto, 04 maggio 2010

(5) Pavlos Nerantizis, In Grecia tutti accusano tutti, il manifesto, 06 maggio 2010

(6) George Pontikòs, Grecia: c’è bisogno di un altro modello di sviluppo, maggio 2010 tratto dal sito http://www.contropiano.org/Documenti/2010/Maggio10/20-05-10GreciaAltroModello.htm

(7) Makis Mpalaouras, Se la crisi finisce sulle spalle dei più deboli, il manifesto 07 maggio 2010

(8) vedi ad esempio Ernesto Screpanti, Stefano Zamagni, Profilo di storia del pensiero economico, Carocci 2000

(9) Domenico Moro, Lo scontro euro-dollaro dietro la crisi del debito sovrano UE, aprile 2010 tratto dal sito http://www.resistenze.org/sito/os/ec/osecad30-006808.htm

(10) Antonella Olivieri, Aiaf: “Questa crisi è costata 50 milioni di disoccupati”, Il Sole24ore, 15 dicembre 2009

(11) Marco Panara, L’effetto-Grecia si allarga ad Est, Affari & Finanza de la Repubblica, 7 dicembre 2009

(12) Gianluca Attuoni, Manovre greche, Umanità Nova, 09 maggio 2010

(13) Marcello De Cecco, Euro, la speculazione arriva dalle banche internazionali, Affari & Finanza de la Repubblica, 15 febbraio 2010

(14) Vladimiro Giacché, Perché l’UE non funziona, Aurora n. 19, maggio 2010

(15) Frédéric Lordon, Razionalizzare la finanza, a partire dal caso greco, Le Monde Diplomatique, maggio 2010

(16) Federazione Anarchica Milanese, Il capitalismo tra auto-cure e palliativi, 14 maggio 2010, tratto dal sito http://federazione-anarchica-milanese-fai.noblogs.org/post/2010/05/14/

(17) Ta Paidia Tis Galarias (gruppo greco di area comunista radicale), Tempi critici e soffocanti, 9 maggio 2010 tratto dal sito http://www.tapaidiatisgalarias.org/wp-content/uploads/2009/12/tempi.pdf

(18) dal sito: http://bellaciaogrecia.wordpress.com/2010/05/06/la-lettera-di-un-compagno-di-lavoro-alla-marfin/

(19) Sispirosi Anarchikon (Coalizione degli Anarchici), Sui fatti del corteo del 05 maggio 2010, tratto dal sito http://www.informa-azione.info/grecia_comunicato_della_quotcoalizone_degli_anarchiciquot_su_fatti_corteo_5_maggio_03910