Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Kronstadt, Giugno 2010 (sommario ed editoriale)

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Il movimento anarchico russo
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Comunicato
Solidarietà agli attivisti di Freedom Flotilla

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Editoriale: stato di diritto o diritto degli stati?

Ormai sembra assodato che i nostri giorni rappresentino la più grande crisi del sistema economico capitalista attualmente in vigore. Ed è certamente vero che il processo di finanziarizzazione, dispiegatosi negli anni novanta, presenta oggi dei grossi limiti strutturali per le esigenze di accumulazione di ricchezza delle élites. Allo stesso tempo troppo poco si sente parlare di crisi dello stato di diritto… Infatti se è vero che il modello economico nella sua “ultima” evoluzione sta mostrando, dallo scoppio della bolla negli stati Uniti d’America in poi, tutte le sue contraddizioni va altrettanto tenuto in conto il ruolo dello stato, le strategie che le élites politiche mettono in pratica per garantirsi i propri privilegi. Come anarchici e anarchiche, infatti, da sempre sosteniamo che il governo risponda agli interessi delle élites politiche ed economiche dominanti e che questo sia l’origine dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo..

Essendo anti-autoritari ed anti-gerarchici è pertanto imprescindibile per noi analizzare tutte le strutture che rispondono alle esigenze di questa o quella élite. Ed è proprio dal ruolo degli stati nell’attuale fase di crisi irreversibile del sistema neo-liberista, almeno nella sua forma “turbo-capitalista”, che si inserisce la particolare “linea di condotta” assunta dagli stati.

Infatti come sostengono molti economisti il primo riemergere dell’importanza del ruolo dello stato avviene con il naufragare di tutti i tentativi di creazione di istituzioni sovra nazionali, coordinamenti internazionali e quant’altro, al fine di imporre elementi propri dell’ideologia liberista a livello globale. Se si dà uno sguardo ai coordinamenti fra stati in materia economica, e non solo, degli ultimi vent’anni salterà subito agli occhi che questi ultimi si fondano su base regionale, come il Merco Sur, solo per fare un esempio o sul predominio di uno stato in una “zona di influenza”, come la Cina (superpotenza di un area ben precisa) e non su larghe coalizioni internazionali. Ma oltre a questo ruolo che rivela il fallimento dell’applicazione dei dettami del Fondo Monetario Internazionale o della Banca Mondiale, che avrebbero preferito imporre altre regole al mercato internazionale, va evidenziato come gli stati, al fine di autoconservarsi, sempre più si allontanino dal modello che li ha caratterizzati per quasi un secolo, ovvero lo stato di diritto(1).

Risulta infatti, sempre più evidente come lo stravolgimento o la deroga alle regole del modello della democrazia rappresentativa in favore di poteri speciali d’ interruzione di certe garanzie formali e la temporanea non applicazione di alcuni diritti fondamentali dell’uomo subiscano un processo di normalizzazione.

Diversi autori hanno sostenuto questa tesi a partire dal 2001 con la comparsa sulla scena del Patrioct Act statunitense , proprio per sottolineare come ciò che mediaticamente e in modo strumentale dai politici di turno viene definito stato eccezionale delle cose, in realtà sia un pretesto per una costante erosione di equilibri propri dello stato di diritto. Non vogliamo certo difendere lo stato di diritto che ha rappresentato per noi la forma di sfruttamento dell’uomo sull’uomo del secolo scorso, ma riteniamo importante comprendere questa dinamica di cambiamento al fine di poter continuare ad individuare la modalità con la quale i padroni e le élites di turno garantiscono i loro interessi a scapito delle classi subalterne e delle popolazioni dominate.

Gli aspetti che in questo momento storico caratterizzano meglio l’evoluzione dallo stato di diritto ad una forma “democratico dittatoriale”, sono sempre più numerosi.

Proprio in questi giorni accadono episodi di rilevante gravità dove gli stati calpestano in maniera sempre più virulenta vite umane di uomini, donne e bambini. Lo stato di Israele ad esempio, che costringe da oltre cinquant’anni un popolo sotto apartheid, non ha avuto nessuna remora ad uccidere attivisti che, nel tentativo di alleviare le condizioni disumane a cui sono costrette le popolazioni di Gaza, non avevano obbedito alla richiesta di fermare le navi venuta dalla marina israeliana. Ed è infatti, con l’accusa vile del trasporto di armi che lo stato israeliano ha, in modo ridicolo, giustificato l’azione militare contro gli attivisti pacifisti che tentavano di sbarcare in terra di Palestina. Poco importa se l’atto avviene in acque internazionali o nazionali, anzi la riprova del mutamento delle forme dell’oppressione statale sta anche in questo: il diritto, borghese, nazionale o internazionale che sia è qualcosa di formale, come definito giuridicamente, ed è predisposto da coloro che detengono il potere, i quali pertanto possono decidere di cambiarlo come e quando vogliono(2). Pochi giorni prima avevamo assistito, il 27 aprile del 2010, all’uccisione di due attivisti in Messico(3). Jiri Giaccola, finlandese e Betti Cariño, messicana, si trovavano nella carovana di pace che voleva raggiungere il paese di San Juan Copala nel sud del Messico. Il paese di circa ottocento abitanti è circondato e messo sotto assedio da un gruppo di paramilitari fortemente armato e sostenuto dal partito al potere nella regione di Oaxaca. Anche in questo caso poco è importata la presenza di membri internazionali e le possibili conseguenze nelle relazioni internazionali con gli altri stati. A dimostrazione di quanto affermato, il silenzio del governo federale messicano in merito all’accaduto. In conclusione due contesti diversi ma ambedue accomunati dallo scatenarsi di modalità repressive funzionali a logiche governative di potere, un potere ferocemente determinato a preservare con ogni mezzo i propri interessi.

Non è inoltre da dimenticare l’imbarbarimento che nell’Europa odierna avanza in materia di diritti sociali, altra conseguenza di un mutamento dal modello del welfare ad un modello meno “garantista”.

Se infatti si da uno sguardo alle misure di austerità che vuole imporre il governo greco(4), ai costanti tagli alla spesa sociale in tutti gli altri paesi dell’Unione, compresa la forte Germania(5)

, risulta evidente come tale scelta politica denoti una linea di condotta generalizzata e sia sostenuta con “regole” non proprie dello stato di diritto. In questo caso facciamo riferimento alla militarizzazione delle strade, alla costante repressione delle diverse forme di dissenso e di lotta sociale che di volta in volta emergono. Ed ancora una volta ci troviamo di fronte ad un ulteriore cambiamento nella modalità di utilizzo della violenza da parte dello stato. Se è vero che sono molteplici gli episodi di forte repressione di movimenti sociali movimenti sindacali etc. nel corso di tutto il novecento, costituisce un fenomeno del tutto nuovo ciò che noi definiamo Delirio Securitario. In Italia infatti, sono stati ristabiliti i poliziotti di quartiere, le ronde, di chiara memoria e linguaggio fascista, un inasprimento delle pene per chi manifesta, anche solo scrivendo su un muro ed un attacco durissimo a tutti i lavoratori e le lavoratrici. Ed è proprio in merito alla condizione dei lavoratori e delle lavoratrici che si gioca la partita più dura, dove oltre alla perdita di diritti fondamentali dell’uomo, e quando diciamo diritti non lo diciamo in senso giuridico ma in senso umano, si assiste ad una stretta repressiva sull’anello più debole di questa catena, i migranti. Le carceri per migranti, i Cie, veri e propri lager di stato, sono sbandierati dall’ideologia razzista e xenofoba del governo come un mezzo per garantire la sicurezza, quando in realtà sono luoghi di detenzione, di violazione della dignità umana e di controllo sociale. Si può infatti finire in un lager se ribellandoti al tuo padrone perdi il permesso di soggiorno.

Riteniamo indispensabile l’analisi di questi fatti e di queste evoluzioni al fine di individuare le modalità di resistenza, lotta e opposizione alle “nuove” forme di sfruttamento. Consideriamo imprescindibile aprire dal basso ed in maniera orizzontale momenti di lotta e di conflittualità per opporre al vertice della piramide la forza e la determinazione della base della piramide, che non può più essere costretta nelle sempre più barbare gabbie dello sfruttamento contemporaneo. Pensiamo quindi che sia importante conoscere e connettere tutte le forme di autorganizzazione ed autogestione che emergono in varie situazioni , dalle lotte dei lavoratori a quelle degli studenti passando per le mobilitazioni dei e con i migranti.

Kronstadt Anarchico Toscano

Note

(1) Per un’analisi della crisi dello stato di diritto (cfr. G. Agamben “Stato di eccezione” Borlati Boringhieri Torino 2003)

(2) Per un’analisi della fine dell’idea dello stato di diritto, peraltro mai raggiunto nei termini con i quali si è manifestato nei paesi ccidentali, in Messico (cfr. http://www.kaosenlared.net/noticia/audios-mexico-seminario-internacional-reflexion-analisis, ponencia de Gustavo Esteva 29-12-2009)

(3) Vedi comunicato in ultima pagina, su questo numero.

(4) Vedi articolo su “Crisi Greca” su questo numero.

(5) Guido Ambrosino “La grande crisi. Il buon esempio tedesco”, 08-06-2010 Il manifesto