Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

No ai CIE in Toscana

Il cuore della battaglia sociale nella nostra regione
di Claudio Strambi

La costruzione di un lager nella contesa elettorale.


Che prima o poi anche in Toscana la costruzione di un lager per immigrati fosse posta all’ordine del giorno era nell’aria da tempo, ma è stata la campagna per le Regionali a renderla concretamente attuale.

Per primo è stato proprio l’allora candidato del centro-sinistra toscano Enrico Rossi, oggi neo eletto Presidente, a chiamarsela addosso.

Il 15 gennaio, già in piena campagna elettorale, annunciava che la coalizione “progressista” non era contraria alla costruzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE) in Toscana, purchè fossero rispettati i parametri di umanità e di accoglienza (sic!).

Poco dopo Maroni, calato a Prato il 29 gennaio per firmare il “Patto per Prato sicura”, con il nuovo sindaco della destra razzista pratese Cenni, coglieva al balzo offertagli da Rossi, dicendo che il CIE andava realizzato entro il 2010.

Da quel momento la questione del CIE diveniva questione centrale nella campagna elettorale, animando anche il dibattito e l’iniziativa di alcune aree di movimento.

La sagra dell’ipocrisia

Enrico Rossi è stato da subito il candidato indiscusso del PD e del centro-sinistra toscano, ma è stato anche il candidato di una coalizione che comprende anche Rifondazione, Comunisti Italiani, il partito di Vendola (SEL) e Verdi.

La presenza, nella coalizione che si presentava alle elezioni del 28-29 marzo, di forze “teoricamente” contrarie ai CIE, cosi come la altrettanto “teorica” contrarietà tradizionale del ceto politico progressista toscano (vedi precedente Giunta Martini), hanno costretto Rossi ad uno di quei carnevali dell’ipocrisia istituzionale a cui per altro siamo stati vieppiù abituati in questi anni: i CIE “non devono essere luoghi di detenzione preventiva”; “preferiamo che siano centri dove debbano essere rispettati i diritti umani e che siano collocati in strutture non grandi ma tendenzialmente piccole”; “bisogna fare in modo che in queste strutture non si stia per più di due mesi”; “c’è un volontariato in Toscana, anche di orientamento cattolico che può proporsi alla gestione di queste strutture” (1).

A sostegno di Rossi si è subito ovviamente schierato schierato un ampio spettro di soggetti istituzionali di area PD e dintorni.

La giunta comunale di Firenze del “ragazzo prodigio” Matteo Renzi si è espressa tramite l’Assessore alle politiche-socio-

sanitarie Stefania Saccardi che ha richiamato tutti a non “limitarsi a dire dei NO e a subire i fenomeni”ed ha invitato invece a “mettersi in gioco…di assumersi fino in fondo la responsabilità del governo e di scelte a volte impopolari” (non molto originale la ragazza!).

Altri hanno voluto aggiungere il proprio contributo alla “nobile causa” come il Senatore PD, nonché professore emerito dell’Università di Firenze Accademico dei Lincei Massimo Livi Bacci, che richiamando alla necessità, comunque, “di identificare i clandestini” ha proposto di cambiare nome ai centri/Lager chiamandoli Centri di Identificazione e Garanzia (arisic!), o come invece l’entusiasta coordinatore fiorentino dell’Italia dei Valori Alessandro Cresci per cui “un CIE in ogni regione che rispetti i diritti dell’uomo è un punto di programma”.

Ma tra le posizioni di sostegno alla svolta di Rossi, mi sembra particolarmente rilevante quella del segretario della CGIL Toscana Alessio Gramolati, proprio perchè proviene da un soggetto non direttamente coinvolto nell’agone elettorale. Gramolati individua nella strada indicata da Rossi una opzione alternativa ai CIE e supporta tale affermazione con il richiamo alle famose

associazioni di volontariato a cui andrebbe affidata un ipotetica struttura di identificazione alternativa.

Per concludere questo quadro non può mancare un accenno alla Fed. della Sinistra, a Sinistra Ecologia e Libertà, ai Verdi che hanno “dovuto” conciliare la loro “teorica” contrarietà ai Lager per immigrati con la loro “concreta” presenza nella coalizione politico-elettorale di Enrico Rossi.

Quando definisco teorica tra virgolette la contrarietà di queste forze non credo di offenderle gratuitamente. Non è superfluo ricordare che queste stesse forze a livello nazionale erano in quella coalizione di governo che nel 1998 istituì per la prima volta in Italia i lager per migranti, i Centri di Permanenza Temporanea (CPT), genitori degli attuali CIE.

Anche allora queste forze politiche erano contrarie ai lager, ma anche allora stretti dall’inesorabilità dei meccanismi istituzionali, dettero il proprio consenso così come potrebbero fare di nuovo qui in Toscana, visto che sono organicamente dentro la maggioranza di Rossi che ha vinto le elezioni del 28-29 marzo.

Al di là dei salti mortali logici e linguistici, al di là delle dichiarazioni di principio, già nell’ambiguo programma elettorale della coalizione, che FdS, SEL e Verdi hanno sottoscritto, si è aperto un varco notevole alla realizzazione del CIE, acconsentendo a “centri di piccole dimensioni gestiti in collaborazione con il volontariato” con “tempi di permanenza limitati”. L’esperienza, anche recentissima, insegna che dai piccoli varchi troppo spesso si aprono voragini.

a “centri di piccole dimensioni gestiti in collaborazione con il volontariato” con “tempi di permanenza limitati”. L’esperienza, anche recentissima, insegna che dai piccoli varchi troppo spesso si aprono voragini.

Cose scontate che scontate non sono per niente

Quando si parla di immigrati si è sempre più costretti a spendere molte parole per dire cose che ai nostri orecchi sembrerebbero scontate, ma che invece lo sono sempre meno persino negli ambienti a noi strettamente prossimi, sino a ieri insospettabili di mostruose ambiguità.

Quindi anche in questo articolo non ci si può esimere di usare argomentazioni che scontate lo sono sempre di meno e per meno.

I CIE (ieri CPT) sono ovviamente galere, visto che non vi si entra perchè si ha bisogno di una consulenza e neanche perchè vi si rimedia una ciotola di minestra, bensì perchè vi si viene rinchiuso con la forza.

Come molti sanno gli anarchici dubitano fortemente che si possano umanizzare le galere, ma qui ci troviamo di fronte ad una tipologia particolare di galere. Un tipo di galere che non ha nemmeno tutte le garanzie del ”Dirittto Borghese”, perchè realizza la cosiddetta “detenzione amministrativa”, cioè si viene sbattuti dentro senza un regolare percorso incriminatorio, senza regolare difesa legale e processo. Si viene sbattuti dentro non perchè si è fatto qualcosa, ma per quello che si è: cioè persone nullatenenti, disperate che per la propria condizione di crescente impoverimento sono costrette, in masse sempre più numerose, a riversarsi nei territori dell’”eldorado occidentale”, nel tentativo disperato di sopravvivere come esseri umani riuscendo a vendere la propria forza-lavoro, sia pure a prezzi sempre più stracciati.

La clandestinità, con il suo carico di vergognoso ricatto sugli esseri umani, è funzionale alle economie capitalistiche sviluppate, poiché comprime in modo inimmaginabile il costo delle braccia e dei cervelli. Se i lavoratori immigrati potessero circolare liberamente non sarebbe possibile una compressione dei salari come quella che vediamo attualmente.

In questo senso i CIE servono al controllo di questa grande massa di lavoro vivo schiavizzato.

CIE e sanatorie sono due grandi valvole con cui si regola lo schiavismo moderno. Queste valvole si aprono e si chiudono alla bisogna dei più ricchi dei più potenti di questo Mondo.

I CIE “tolgono di giro” un pò di forza-lavoro in eccesso rispetto alle necessità, le sanatorie fanno uscire dalla condizione di clandestinità acuta quei segmenti di lavoro immigrato la cui funzione acquisita rende non più conveniente la condizione di clandestinità.

I CIE, per quanto se ne possa rimodellare alcuni aspetti, sono galere particolari destinate per loro natura a divenire dei veri e propri lager. Coloro che vi vengono rinchiusi sono persone che non hanno niente e nessuno alle spalle, che possono essere torturate, uccise, fatte sparire.

“E’ solo un orfano fallo sparì, nessuno a chiederlo potrà venir”: Così recitava l’aguzzino del carcere pisano di Don Bosco, immaginato nella storica canzone sull’assassinio dell’anarchico figlio di NN Franco Serantini nel 1972.

Ma cosa può accadere in un posto dove dietro le sbarre, alla mercè di potenziali aguzzini, stanno migliaia di persone che sono molto più “orfani” di quanto lo fosse il nostro Franco.

Chi come Rossi parla di “umanizzare quei luoghi”, di “finalizzarli all’accoglienza”, di “non farli essere luoghi di detenzione preventiva”, di farli essere “centri dove vengono rispettati i diritti umani”, o mente sapendo di mentire o è obnubilato nelle sue facoltà mentali dal proprio ruolo istituzionale.

“C’è un volontariato anche di orientamento cattolico che può gestire queste strutture…” dice il Governnatore della Toscana.

Ma anche i CIE di Ponte Galeria a Roma di Via Corelli a Milano di Gradisca d’Isonzio a Gorizia, di Sant’anna a Modena o quello di Corso Brunelleschi a Torino e così via dicendo non son mica gestiti direttamente da polizia e carabinieri, anche se i manganelli entrano poi regolarmente in funzione. Sono la Croce Rossa, la Misericordia, alcune cooperative che gestiscono (spesso lucrando) le prigioni per clandestini ed è noto che in questi posti non solo vengono praticati abusi, pestaggi, e torture, ma si vive normalmente in condizioni di deprivazione, di affollamento, di abbandono sanitario, da cui l’esplosione pressochè quotidiana di rivolte represse con violenza dal braccio armato dello Stato (2).

Saranno “centri di piccole dimensioni”dice il programma della coalizione di centro-sinistra che ha vinto le elezioni regionali in Toscana.

Ma a parte che le regioni non hanno le competenze necessarie per definire modalità così particolari per la costruzione dei CIE, i quali sono sotto la giurisdizione dello Stato centrale, in ogni caso non si capisce perchè abusi di ogni genere non dovrebbero avvenire in centri di piccole dimensioni, o perchè questi stessi centri non diverrebbero affollati e disumani al pari di quelli grandi.

Qualcosa in direzione ostinata e contraria ha già cominciato a muoversi

Se le forze politico-istituzionali della cosiddetta “sinistra radicale” non hanno titubato più di tanto ad entrare organicamente nella coalizione guidata da Enrico Rossi, pur continuando a proclamarsi contrari (teoricamente) ai CIE, una discreta galassia di forze ha cominciato a far sentire in vario modo la propria voce.

Il tema del CIE ha attraversato gli appuntamenti toscani della giornata di mobilitazione internazionale del primo marzo.

Su di un piano del tutto diverso, sempre nella giornata del primo marzo, si è registrata una clamorosa azione dimostrativa anti/CIE a Firenze dove un gruppo di persone a volto coperto ha bloccato la tramvia (appena innaugurata) ed hanno fatto delle scritte contro gli odiosi lager per immigrati (3).

Molto significativo è stato un appello che ha girato per lungo e per largo in Toscana in cui si condannava la posizione del centro-sinistra toscano e si annunciava che i firmatari non avrebbero votato “per Rossi né per i partiti che lo sostengono”. In pratica non essendo presenti altre liste di sinistra alternativa si annunciava l’astensione alle elezioni regionali.

Il documento è stato firmato da oltre 500 toscani in larghissima parte persone vicine ai partiti della sinistra istituzionale e certamente lontani alla pratica dell’astensionismo. Tra i firmatari spiccano i nomi di Don Santoro, di un membro della segreteria pisana del PRC, del portavoce livornese dei Verdi fino a noti attivisti dell’antirazzismo toscano.

In un area più tradizionalmente extra-istituzionale una serie di soggetti (centri sociali, collettivi studenteschi, ecc.) hanno organizzato alcune assemblee per cominciare ad organizzare una opposizione ed hanno elaborato un buon opuscolo informativo sui CIE (3).

Infine come anarchici abbiamo fatto sentire la nostra in varie forme a Livorno, Pistoia, Volterra e Pisa, ma soprattutto con un presidio/serata contro i CIE a Firenze in Piazza Sant’Ambrogio il 19 marzo, quando “ci siamo presi la piazza” per un pomeriggio ed una serata, megafonando, volantinando, gridando la nostra opposizione al progetto-lager in Toscana, offrendo panini e vino ad offerta volontaria e simbolica. Il tutto condito dalla musica del gruppo musicale anarchico “La Ciurma.

Abbiamo promosso l’iniziativa come Anarchici Toscani, un coordinamento non formalizzato tra compagni di parecchie località che si è formato sul tema della repressione in Toscana (repressione che ci ha visti colpiti direttamente nei mesi scorsi con l’arresto di Marco). Questo coordinamento sta allargando il suo raggio d’azione ed in particolare sta costruendo una campagna contro i CIE.

La giornata del 19 marzo è stata un momento che come Anarchici Toscani abbiamo utilizzato per caratterizzare la campagna astensionista per le Regionali, non in astratto ma su una questione estremamente concreta, con la piena consapevolezza di essere decisamente meno isolati che in altre occasioni.

La mobilitazione è solo all’inizio e si svilupperà a partire dai prossimi giorni e settimane.

La battaglia contro il CIE in Toscana non è una battaglia tra tante altre: rappresenta in questo momento il cuore della battaglia antirazzista che a sua volta è il cuore della battaglia sociale in questo momento storico.

Una battaglia antirazzista che con la giornata del primo marzo ha acquisito pienamente il valore di classe che gli compete.

Una battaglia drammaticamente umanista e altamente classista allo stesso tempo.

Insomma una battaglia tipicamente nostra!

(1) Tutte le varie prese di posizione citate in questo articolo sono facilmente verificabili cliccando su google “no cie in Toscana” o semplicemente “cie in Toscana” e consultando alcuni dei numerosi risultati prodotti.

(2) Vedi tosanocie.noblogs.org/ un buon opuscolo prodotto in collaborazione da alcuni centri sociali, collettivi

studenteschi, ecc.

(3) Vedi nota 2