Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Editoriale (Maggio 2010)

Dall’astensione alla mobilitazione autorganizzata: l’unica possibilità di opposizione allo stato di polizia.

Chi, solo qualche lustro fa, avrebbe immaginato di doversi trovare alle prese con una situazione sociale così intricata e con la spada di Damocle sulla testa rappresentata da uno stato sempre più di polizia? Il filmato della fase attuale italiana potrebbe infatti essere rappresentato dai seguenti fotogrammi sintetici.

I fascisti squadristi sono riapparsi con la loro violenza, protetti e spalleggiati apertamente dalle istituzioni statali (“forze del disordine” in prima fila). Casa Pound apre, quasi indisturbata sedi (cercano di impedirglielo solo gli anarchici, i centri sociali e qualche organizzazione sopravvissuta dallo sfacelo dell’estrema sinistra). In alcune strade delle città del “bel paese”, basta avere la pelle di un colore diverso dal bianco, far intravedere il proprio essere omosessuale oppure semplicemente andare in giro con un abbagliamento appena alternativo per rischiare di finire accoltellati o bastonati a sangue dalle nuove camicie nere (quasi sempre impunite).

Un partito nazistoide come la Lega Nord cresce e si ramifica pericolosamente negli intestini maleodoranti della società italiana, occupando spazi nei governi locali e centrali, imponendo governatori sceriffi e ministri apertamente razzisti.

Il PDL del Cavaliere nero continua a governare con piglio napoleonico ed autoritario ormai da più di un decennio, con brevi e disastrose (per la pseudo sinistra) interruzioni il bel paese, portando avanti una strisciante riforma dello stato diretta alla costruzione di un regime quasi monarchico (nel senso letterale di “governo di uno solo”), schifosamente maschilista e corrotto fino al midollo, attorniato da una corte di lacchè, magnaccia e tristi pagliacci.

Il capitalismo italiota, sempre pronto alla rapina, gode della protezione giuridico-poliziesca del governo Berlusconi. Lo statuto dei lavoratori, frutto compromissorio di lotte quasi scomparse dalla memoria collettiva e spesso oggetto di derisione di molti, è diventato un simulacro vuoto di diritti quasi inesistenti. Chi, nei posti di lavoro del pubblico impiego, parla ancora del famigerato Decreto Brunetta? Alla fine dei conti è stato digerito dai più (e forse neanche “apprezzato” nella sua logica da caserma punitiva), nonostante pochi, anche se lodevoli, tentativi di denuncia e opposizione. Ed il precariato è diventato la norma per milioni di persone. E’ quasi impossibile per molti arrivare alla fine del mese o solo avere un tetto sotto cui dormire. Mentre i rapinatori autorizzati, capitalisti, banchieri, politici corrotti, vescovi e mafiosi, sguazzano nel lusso più indecente senza far cadere le briciole dalle loro tavole imbandite.

Non si deve inoltre dimenticare della sacra romana chiesa, il papa-re porta avanti la sua crociata integralista di stampo medioevale contro le donne ed i loro diritti, gli omosessuali, i non cristiani ed i terribili e pericolosissimi atei. Cerca di imporsi, con successo, ai politici nostrani, chiedendogli di vietare l’aborto (come da sempre), noncurante dei milioni di bimbi che crepano di fame e di guerre, mentre i prelati, con a capo il pastore tedesco, girano carichi di ori e velluti.

E che dire del trattamento terribile e disumano al quale sono sottoposti i nuovi “paria”, gli immigrati. La nuova normativa anti-immigrati, un vero mostro giuridico pervaso da una “ratio” di chiara impronta nazista (gli immigrati sono diventati per legge Untermenschen, sub-umani, schiavi da sfruttare), è stata varata senza problemi e, con scarsa opposizione sociale, continuano ad essere edificati i famigerati Centri di Identificazione ed Espulsione; veri e propri lager dove chi ha la sventura di entrare può essere stuprato, massacrato di botte ed ucciso dai questurini/Kapò che li comandano.

Di fronte a tutto ciò la squallida accozzaglia rappresentata dai personaggi del centro (Casini e Rutelli), centro sinistra (Bersani e Franceschini) e sinistra sinistra (Vendola e Di Pietro, l’ex poliziotto-magistrato), si ripete nella ormai rituale e fatua rincorsa del berlusconismo. Ne propone infatti ormai stancamente lo stesso programma di massima (con sempre più rari ed inutili distinguo), ripete come nella recitazione di un mantra che chi governa deve rispettare le regole democratiche, la costituzione e le istituzioni repubblicane (quando il Presidente della Repubblica proveniente dalle loro fila firma qualsiasi proposta di legge gli venga proposta), assumendone il ruolo di fedele e vuota vestale. Fa “opposizione costruttiva” in parlamento, in altre parole, non riesce a fare neanche il suo sporco mestiere stendendo al contrario, tappeti rossi all’imprenditoria del bel paese ed internazionale e baciando i piedi al papa di Roma. Niente di nuovo all’orizzonte; del resto quasi tutte le peggiori riforme e politiche, portate poi avanti dal centro destra, sono state inaugurate dai vari governi centro-“sinistri”. Dalla legislazione contro gli immigrati (legge Turco-Napolitano), alla riforma della scuola e università, alla precarizzazione dei posti di lavoro, alle guerre sporche che i “nostri” mercenari stanno combattendo, o hanno combattuto, in varie parti del mondo.

Ma in questa mefitica melma le classi subalterne paiono incapaci di reagire. O meglio ci sono reazioni, che spesso vengono immediatamente soffocate nella parcellizzazione geografica e settoriale, oppure rimangono confinate nella non informazione. Le lotte ci sono, ma sono isolate e disperate, senza la necessaria convinzione di ottenere vittorie seppur piccole. Sembra, al contrario, che buona parte della società italiana si specchi nei biechi personaggi che seggono ai vertici delle varie cupole e cupolette del sistema e dello stato. Spesso non piccoli settori sociali, non solo non si oppongono, ma sono complici delle nefandezze di chi governa. La caccia agli immigrati non viene portata avanti solamente dagli sbirri ma anche da settori popolari che frequentemente sono carichi di intolleranza nei confronti di chi è diverso, o proviene da altri paesi oppure si trova al gradino più basso della gerarchia sociale. Difficile, ma di importanza vitale, specialmente per chi come noi anarchici si impegna affinché l’umanità si apra la strada per una società libera e giusta, trovarne le cause. Sicuramente gli apparati politico-tecnico-scientifici del capitale hanno lavorato bene, coadiuvati dalle loro “guardie rosse” all’interno delle organizzazioni sindacali e politiche della sinistra. Hanno creato le paure per far richiedere repressione; hanno creato la realtà virtuale dello schermo per nascondere quella reale (del resto ormai una minoranza tra gli italiani è in grado di leggere e comprendere anche solo un quotidiano e quindi il mezzo più importante di informazione e formazione è la televisione); hanno trasformato orwellianamente la guerra in pace e la volontà di sopraffazione in amore (si veda il ridicolo partito dell’amore descritto da Berlusconi); gli operatori di pace in terroristi (per quanto verrà ricordato il rapimento farsa dei tre volontari di Emergency?).

Eppure i poteri non parrebbero in ottima salute. Gli scandali si susseguono senza tregua, dalle rapine compiute da loschi figuri in combutta con la Protezione in-Civile nel terremoto dell’Aquila ed in tutte le emergenze-grandi eventi che ha gestito con l’impresentabile Bertolaso, alle varie sanitopoli scoppiate in regioni amministrate da entrambi i poli. La litigiosità all’interno delle coalizioni, nel loro squallore, cresce ogni giorno nel suo virulento squallore. La chiesa è travolta dal clamore dei preti pedofili.

L’astensionismo in aumento nell’ultimo recente teatrino elettorale sembrerebbe lasciar intravedere un sintomo, quanto meno di schifo e di distacco nei confronti dello stato e delle sue istituzioni pseudo democratiche. Ma non è che un timido possibile accenno al mutamento. Purtroppo è difficile poter pensare che sia un astensionismo che possa preludere ad un rimettersi in moto della conflittualità sociale. Del resto manca oppure è estremamente debole la linfa che può far riprendere le lotte: dalla solidarietà all’autorganizzazione, dal rispetto per l’altro alla voglia di protagonismo diretto e non mediato e deviato dai soliti burocrati.

Noi anarchici, faremo comunque sempre la nostra parte, spingendo e sostenendo le lotte dal basso. Rispolverando la memoria collettiva, stimolando la solidarietà internazionalista nei confronti di chi soffre e lotta in ogni parte del mondo contro l’oppressione del sistema e le tragedie delle guerre. Anche perché siamo sicuri che un anelito, un desiderio di libertà sarà sempre presente nella maggior parte degli individui che fanno parte della specie umana.

La Redazione