Foglio anarchico e libertario del gruppo Kronstadt Toscano

Dalle lotte degli immigrati…

…un importante contributo per la ripresa della coscienza di classe.
Di Enrico Moroni

La grande difficoltà di difesa che i lavoratori incontrano di fronte all’attacco frontale che stanno subendo è in gran parte dovuta alla ridotta capacità politico/sindacale, conseguenza diretta della perdita progressiva della propria coscienza di classe.

Questa perdita di coscienza è andata di pari passo alla crescita delle condizioni di precarietà nel campo lavorativo, e nella società in generale, diventando causa ed effetto nello stesso tempo.

Le cause che hanno determinato la riduzione della capacità difensiva da parte dei lavoratori sono diverse e concentriche.

Da una parte il padronato, per recuperare appieno il potere di controllo che aveva in parte perso, dalle lotte precedenti, si ristruttura, decentrando l’ organizzazione produttiva, esternando interi settori, con l’utilizzo e l’abuso del sistema di appalto e sub-appalto, spesso sotto forma di pseudo cooperative, per ridurre i diritti dei lavoratori ai minimi termini e la possibilità di sfruttarli al massimo. Tutto questo è stato possibile grazie alle leggi approvate dai governi, con il pretesto della “flessibilità” sul lavoro e avallate dai sindacati di Stato (Cgil, Cisl, Uil e autonomi), che hanno fatto proprio la concezione della riduzione dei costi sulla pelle dei lavoratori, come strada principale di sviluppo economico. Le leggi promulgate ad arte, allo scopo di favorire la flessibilità, hanno solo l’effetto voluto di promuovere la precarietà nello sviluppo dei contratti atipici ( contratti a progetto, interinali, contratti a termine, allungamento dell’apprendistato, ecc.), che riducono le garanzie, gli stipendi e i diritti acquisiti.

Tutto questo è opera, con poca distinzione, sia dei governi di centro-sinistra (pacchetto Treu) che di centro-destra (legge 30), mettendo a disposizione dei padroni un ventaglio di leggi, usate e abusate, con la complicità dei sindacati di Stato, che hanno l’effetto di deregolarizzare il mercato e parimenti la capacità difensiva dei lavoratori. E’ facile comprendere come, in queste condizioni, sia estremamente difficile contrastare i padroni quando delocalizzano intere produzioni, spostandole in altri luoghi dove la mano d’opera costa meno. Questo è consentito dalle attuali regole di mercato, mentre gli strumenti di lotta e di resistenza da parte dei lavoratori, nella attuale situazione, sono per gran parte spuntati.

Lo Stato stesso, nelle proprie realtà lavorative, è il principale datore di lavoro che non rispetta le regole e le leggi, utilizzando la precarietà del lavoro come forma normale di sfruttamento e di ricatto. Basta vedere come nei settori della scuola, delle poste, ecc. sono migliaia i lavoratori che restano precari per anni e spesse volte, come in questa fase, molti di loro buttati fuori, con il pretesto della riduzione dei costi.

Ma nel settore delle cooperative, in particolare nel settore della grande distribuzione, dove vengono utilizzati in maggior parte lavoratori stranieri, maltrattati, ricattati, sottoposti a carichi pesanti e soprattutto mal pagati, sta crescendo un fenomeno nuovo. Per ora si tratta di pochi ma significativi esempi, che tendono ad espandersi. Sono sempre di più gli immigrati, costretti a lavorare in queste condizioni, che chiedono la tutela sindacale e quando, in particolare, si organizzano nel sindacato di base, si ribellano e si sviluppano lotte anche cruenti, dove la repressione ci va pesante. Questo è avvenuto in diverse località dell’hinterland milanese (Brembio, Cerro al Lambro, Origlio, Turate, ecc.) dove, giovandosi anche del sostegno esterno da parte di militanti del sindacalismo di base, di aree dei centri sociali, del comitato antirazzista milanese, della solidarietà di lavoratori di altre cooperative, si sono realizzati scioperi totali, con blocco delle merci. Anche se a volte si è subito l’intervento della polizia, spesso si è riusciti a resistere fino a vincere. Allora la voce si propaga ed altre situazioni insorgono creando un vero problema ai padroni, colpiti nella parte molto sensibile quale la distribuzione delle merci.

La novità, alla quale non eravamo più abituati, è quella che nel corso di queste lotte si crea un clima d’entusiasmo e di calorosa solidarietà di una comunità che si riconosce nella propria lotta rivendicativa. Questa lotta è anche una potente medicina per curare la cancrena del razzismo, perché evidenzia come le condizioni dello sfruttamento rende eguali i lavoratori italiani e stranieri. Quello che si è visto in occasione delle manifestazioni del 1° marzo, in particolare in via Padova, a Milano, dove i lavoratori immigrati delle cooperative hanno manifestato compatti a fianco degli immigrati abitanti della zona, impedendo le manifestazioni del partito razzista, che sperava nello scontro tra etnie contrapposte.

Dalle lotte degli immigrati delle cooperative, e non solo, può arrivare un importante segnale per la ricomposizione della coscienza di classe.

Purtroppo, il punto oscuro, è nel conflitto all’interno del sindacato di base, nello scontro di poteri burocratici, rischiando di vanificare i risultati raggiunti, come sta avvenendo, ad esempio, in seguito alla rottura nello Slai Cobas, proprio in quel settore d’intervento.