E’ uscito il nuovo numero di Kronstad che potete scaricare in versione PDF qui: kronstadt_2006_05
Nel corso di questa primavera in Francia studenti liceali e universitari, ragazze e ragazzi precari e disoccupati dei centri
urbani, ma anche giovani sottoproletari delle banlieues – e quest’ultimi già in autunno si erano ribellati con rabbia, anche
“nichilista”, contro l’esclusione sociale sistemica e la repressione poliziesca permanente – hanno lanciato il grido della rivolta: nella terra della Comune di Parigi e del Maggio Libertario un segnale forte, concreto e carico di idealità è stato nuovamente lanciato dagli oppressi e sfruttati: grève générale et rève général! (sciopero generale e sogno generale!), come è apparso su numerosi striscioni e cartelli nelle piazze attraversate dalla insorgente contestazione giovanile! La voglia di mettere in discussione le fondamenta del dominio dello stato e del capitale per un mondo diverso è emerso con forza fra i dominati ancora una volta. Non stiamo parlando di una rivoluzione sociale certo, ma comunque di una grande e
determinata prova di volontà e consapevolezza individuale
e collettiva che ha affermato in maniera perentoria: la propria
vita non può essere consegnata nelle mani di burocrati e padroni che seminano violenza, angoscia, umiliazione, menzogne, paura e miseria! Il famigerato CPE (contratto di primo impiego che consente ai padroni di licenziare senza motivo durante i primi due anni un giovane assunto che ha
meno di 26 anni) funzionale ad una ulteriore precarizzazione della vita, è stato ritirato dall’ineffabile ministro De Villepin sotto l’onda di una mobilitazione permanente, radicale e intransigente. Le lotte risolute a Parigi e nelle altre città
francesi in fermento ci hanno trasmesso i desideri e i sogni in
azione di una nuova e combattiva, concreta ma anche fantasticante generazione che comincia a rifiutare i diktat e le vessazioni del potere. Tanti giovani, di tanti colori, figli di una società che nel corso del tempo si è sempre più trasformata attraverso continui processi migratori indotti dalle devastazioni delle guerre e dello sfruttamento planetari, che si incontrano nelle piazze in lotta sfidando le forze del disordine statale e nelle assemblee autorganizzate nelle scuole, nelle università e nei quartieri.
Tanti giovani che comunicano, progettano e sperimentano nuove strade di emancipazione: insieme, iniziando ad abbattere
confini fisici e mentali. Tutto ciò ci pare rappresenti una appassionante ondata di speranza per il futuro, ma già oggi si comincia ad ottenere dei risultati pratici: la lotta sociale dal basso e l’azione diretta pagano!
Dunque sarebbe fondamentale – come sostengono tanti compagn* anarchic* francesi, in prima fila nelle mobilitazioni – battere il ferro finché è caldo, senza cedere alle sirene smobilitanti dei politicanti di tutte le risme variamente collocati, a cominciare dai capi dei sindacati statalisti, trasformando la vittoria conseguita con il
ritiro del CPE in un rilancio della mobilitazione, per continuare la lotta e per conquistare sempre di più!
Il governo francese è stato costretto a “sostituire” la legge sul CPE grazie alla forza delle mobilitazioni popolari, una legge che, nel quadro della precarizzazione globale – è bene evidenziarlo – è simile nella sua essenza classista alla normativa padronale che il centrosinistra italico al governo introdusse con il pacchetto Treu (lavoro interinale, CO.CO.CO ecc..) e che ora – dopo il rito omologante delle urne – vuole riconfermare e ampliare attraverso il mantenimento di gran parte della legge 30 sulla “flessibilità” prodotta dal governo delle destre.
Quello che viene dalla Francia è dunque un grande insegnamento per tutti gli oppressi e sfruttati:
lotta e sperimenta in prima persona per cambiare veramente le cose!
In Francia i caporioni sono stati sconfitti sul CPE, ma – come sostengono i compagn* anarchic* francesi in lotta – occorre continuare la mobilitazione, la prossima tappa per il movimento dovrebbe essere quella di ottenere il ritiro della cosiddetta “legge sulla parità di opportunità” e del CNE (contratto di primo impiego fratello gemello del CPE ma applicato alle imprese con meno di venti dipendenti).
Va comunque sottolineato che il governo chiracchiano può parlare di “sostituzione” quanto vuole, il fatto è che il CPE è stato scartato. Le “misure a favore dell’inserimento professionale” proposte in sostituzione non sono alla fine altro che una compilazione di misure già esistenti, che danno sempre più vantaggi fiscali ai padroni, ma
non rimettono in causa i diritti dei lavoratori. Questa è una vittoria storica: è la prima volta dopo tanto tempo che un governo si piega – su una questione così rilevante – davanti a un movimento sociale. E’ la prova che
anche i governi apparentemente più inflessibili cedono davanti alla paura di un conflitto sociale di
grande ampiezza. Questa vittoria è certamente una vittoria per gli studenti, i giovani precari e disoccupati francesi che hanno dovuto lottare praticamente da soli per circa 9 settimane. Sin dall’inizio, il movimento
studentesco ha rivendicato il ritiro del CNE e dell’intera legge detta “sulla parità di opportunità”.
Questa legge prevede tra l’altro l’apprendistato a 14 anni, il lavoro notturno dei minori tra i 15 e i 18
anni, e la sospensione dell’assegno familiare in casi di assenteismo da scuola, misure che finora erano state portate esclusivamente dall’estrema destra!
A poco a poco, il movimento anti-CPE è diventato un movimento di rifiuto generale della precarietà e dagli studenti sono state formulate numerose proposte, soprattutto in termini di autonomia della gioventù e di
democrazia diretta nei licei e nelle università. Come sostengono i compagn* anarchic* francesi è il momento di esprimere forte e chiaro queste importanti rivendicazioni per una vita migliore, per la dignità e la libertà
contro i ricatti statal-padronali!
Il governo francese è stato sconfitto e può cedere sulle altre rivendicazioni, dunque anche in questo caso occorre dire no alle famigerate concertazioni sindacali – già all’opera – funzionali a depotenziare le istanze più
radicali del movimento!
In Francia come in Italia il regime “democratico” governa costantemente sulla pelle delle classi subalterne, contro di esse! I capitalisti hanno i loro rappresentanti di destra e sinistra al governo e/o al parlamento che
tutelano i loro interessi! Gli sfruttati e oppressi per lorsignori sono solo numeri da contare in campagna
elettorale per continuare a fare i loro sporchi affari! Con i partiti di “sinistra”al governo non cambia
nulla … si riproduce il dominio perché anch’essi sono delle burocrazie al servizio del capitale!
Allora in Italia come in Francia, avanti con la lotta!
Contro stato e capitale lottiamo dal basso per l’autogestione, per il socialismo e la libertà!
W L’ANARCHIA!
ALEX Aprile 2006
